La pica o picacismo è un comportamento malsano che indica l’ingestione di sostanze non commestibili e non nutritive da parte di chi ne soffre.
Alcuni esperti ritengono vi sia una correlazione tra pica e carenze nutrizionali, specialmente di ferro.
Altri sostengono che sia causata dalla presenza di determinati disturbi mentali.
La pica o picacismo è un comportamento malsano che indica l’ingestione di sostanze non commestibili e non nutritive da parte di chi ne soffre. Le cause del disturbo possono essere molteplici e non sono del tutto chiare. Alcuni esperti ritengono vi sia una correlazione tra pica e carenze nutrizionali, specialmente di ferro. Altri sostengono che sia causata dalla presenza di determinati disturbi mentali. Altri ancora pensano sia dovuta a esperienze traumatiche o fattori ambientali.
Tuttavia, è indispensabile individuare la causa scatenante, in quanto il trattamento dipenderà principalmente da essa. La pica può colpire sia donne che uomini, sia adulti che bambini, con una maggiore incidenza nei bambini da 1 a 6 anni, nelle donne in gravidanza e nelle persone con disturbi mentali o gravi traumi alle spalle. In questo articolo, vedremo nel dettaglio cos’è la pica, quali sono i sintomi, le cause, le conseguenze, come viene diagnosticata e quali sono i trattamenti disponibili.
La pica è un disturbo del comportamento alimentare, che consiste nell’ingestione di oggetti, materiali o sostanze non commestibili per un periodo di almeno un mese. Il picacismo si riferisce al consumo di sostanze non nutritive, come la sabbia, la terra, i capelli, la carta, la plastica, l’argilla, le pietre, il vetro, i tessuti, la vernice, il sapone, il metallo, gli escrementi e quant’altro. Com’è di facile comprensione, questi comportamenti possono mettere a grave rischio la vita del soggetto, che può incorrere in diverse complicazioni, come infezioni, avvelenamento, soffocamento, ostruzioni, danni agli organi e molto altro. Tale pratica viene considerata patologica a partire dai 5 anni di età, in quanto il fenomeno si rivela piuttosto comune nei bambini più piccoli. I neonati, infatti, tendono a mettere tutto in bocca. Nonostante ciò, è un comportamento molto pericoloso per ovvi motivi.
Il sintomo principale della pica è ingerire materiali non commestibili, come argilla, terra, sabbia, pietre, capelli, lana, carta, unghie, ecc. A seconda delle diverse sostanze che vengono consumate, la pica assume termini diversi, quali:
Geofagia: indica l’ingestione di terra, sabbia, argilla o gesso;
Coprofagia: si riferisce all’ingestione di feci;
Ialofagia: consiste nel consumare vetro;
Litofagia: indica l’ingestione di pietre o sassi;
Acufagia: si riferisce al consumo di oggetti taglienti;
Emetofagia: indica l’ingestione di vomito;
Metallofagia: consiste nel mangiare metalli;
Ematofagia: si riferisce al consumo di sangue;
Urofagia: indica l’ingestione di urina;
Tricofagia: consiste nel mangiare capelli, lana o altre fibre;
Mucofagia: si riferisce all’ingestione di muco;
Xilofagia: indica il consumo di legno o altri materiali derivanti da esso, come la carta.
L’ingestione di altre sostanze insolite, come la pasta o il riso crudi, non è considerata un sintomo della pica, in quanto si tratta di sostanze nutritive e/o commestibili. Anche il consumo di ghiaccio non è considerato picacismo. Per classificarsi come pica, le sostanze ingerite devono essere materiali o sostanze non commestibili, che non offrono alcun valore nutritivo e che non appartengono a tradizioni culturali (per esempio, in alcune culture, ingerire determinate sostanze non alimentari è considerato un comportamento normale e accettato). Inoltre, per essere considerato come un disturbo alimentare pica, il comportamento deve protrarsi per almeno un mese.
Disclaimer: le informazioni fornite potrebbero non essere esaustive.
Le cause psicologiche del picacismo non sono ancora del tutto chiare. Tuttavia, la condizione si può manifestare come sintomo di alcuni disturbi mentali, come la schizofrenia, il disturbo ossessivo compulsivo, i disturbi dello spettro autistico, il disturbo da deficit di attenzione e iperattività, la tricotillomania (disturbo caratterizzato dal tirare e strapparsi i capelli o i peli) e la dermotillomania (disturbo da escoriazione che consiste nello stuzzicamento della pelle).
Il motivo che spinge le persone con questi disturbi a consumare materiali non commestibili può variare da caso a caso. Per esempio, alcuni sostengono di ingerirli per il loro gusto o la loro consistenza. Altri perché l’ingestione di tali sostanze ha un effetto calmante. Nel disturbo ossessivo compulsivo, per esempio, i pazienti che presentano picacismo affermano di riconoscere tale comportamento come malsano, ma che sono incapaci di interromperlo. Altri ancora riferiscono che il consumo di sostanze non alimentari li abbia tranquillizzati durante un attacco d’ansia.
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Oltre alle cause di natura psicologica, sembrano esserci anche altri motivi che spingono un individuo a cibarsi di sostanze non commestibili. Tra questi, un’ipotesi comune è quella dell’anemia causata da carenza di ferro. Sembrerebbe che la risposta comportamentale a questo deficit si concretizzi con lo sviluppo della pica, anche se in realtà, in questi casi, i materiali ingeriti non sono ricchi di ferro. Tuttavia, il picacismo in risposta alle carenze minerali sembra che si possa risolvere grazie all’integrazione di tali sostanze.
Un’altra ipotesi è correlata a fattori di tipo culturale. Tuttavia, le linee guida non classificano come pica i comportamenti di ingestione di materiali non commestibili quando questi sono di consuetudine di una particolare cultura o tradizione. Ciò significa, per esempio, che, se una cultura prevede l’ingestione di carta, tale comportamento non è considerato picacismo.
Inoltre, gli esperti sostengono che è possibile sviluppare la pica in risposta allo stress. Invece, un discorso a parte va fatto per i bambini. Infatti, è considerato normale che i bambini piccoli ingeriscano accidentalmente oggetti non commestibili, in quanto tendono a portare qualsiasi cosa alla bocca. Tale comportamento non è considerato picacismo per i primi anni di età. Al contrario, se il bambino continua ad ingerire sostanze non commestibili, a partire dai 5 anni è possibile formulare una diagnosi di pica. Anche le donne in gravidanza possono sviluppare il picacismo. Tale evenienza può risultare pericolosa non solo per la futura mamma, ma anche per il bambino che porta in grembo, in quanto alcuni materiali potrebbero essere tossici e compromettere lo sviluppo fetale.
In linea generale, i fattori di rischio del picacismo includono:
Stress;
Comportamento appreso;
Basso stato socioeconomico;
Presenta di altri disturbi mentali;
Carenza nutrizionale (principalmente di ferro);
Traumi infantili o altre esperienze traumatiche;
Fattori ambientali;
Gravidanza;
Epilessia.
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Come già menzionato, la pica può presentarsi in concomitanza con altri disturbi mentali, quali:
Disturbi dello spettro autistico;
Disturbo dello sviluppo intellettivo;
Schizofrenia;
Disturbo ossessivo-compulsivo;
Tricotillomania e disturbo da escoriazione;
Disturbo evitante/restrittivo dell’assunzione di cibo;
Disturbi d’ansia;
Stress;
Deficit di attenzione e iperattività.
Un’altra condizione che può essere associata al picacismo è la carenza di ferro.
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Le conseguenze della pica possono essere molto pericolose, se non addirittura letali. Questo è dovuto al fatto che l’ingestione di materiali non commestibili può condurre a:
Infezioni batteriche gravi, come nel caso dell’ingestione di feci;
Lesioni interne, che possono portare alla morte per sanguinamento, come nel caso dell’ingestione di oggetti taglienti;
Intossicazione o avvelenamento da rame, mercurio o piombo, che può verificarsi con l’ingestione di metalli (che, nei casi più gravi, può portare al coma e, addirittura, alla morte);
Blocco intestinale, che può verificarsi quando un oggetto estraneo causa un’occlusione che impedisce il regolare flusso digestivo;
Perforazione intestinale, causata da oggetti che possono perforare la parete dello stomaco o dell’intestino;
Difficoltà di apprendimento e danni al cervello, che possono essere provocati dall’ingestione di oggetti tossici, come la vernice;
Costipazione;
Carenze nutrizionali, nel caso in cui il soggetto non si alimenti correttamente con cibi commestibili;
Danno renale o epatico, causato da infezioni batteriche non trattate;
Formazione di un bezoario, ossia una massa di materiale non digeribile che rimane bloccata nell’esofago, nello stomaco o nell’intestino;
Rischio di soffocamento o altri problemi respiratori.
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La pica può essere considerata un disturbo alimentare se il soggetto attua il comportamento disfunzionale per più di un mese e se ha superato almeno i 2 anni di età. Secondo il DSM (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali), i criteri diagnostici includono:
Ingerire materiali non commestibili in modo continuativo per almeno un mese;
Il consumo di tali sostanze non è appropriato per il livello di sviluppo dell’individuo (sotto i 2 anni, tale comportamento è considerato normale, motivo per cui la diagnosi può essere formulata solo per soggetti più grandi);
Tale comportamento alimentare non è appartenente a una qualche pratica culturale o convenzione sociale;
Il comportamento disfunzionale è sufficientemente grave da richiedere l’intervento medico o l’attenzione clinica.
La diagnosi del disturbo prevede un esame fisico completo, una valutazione psicologica e test di laboratorio, come esami del sangue, per verificare la presenza di anemia, tossine o parassiti.
In presenza di altri disturbi mentali o alimentari, si rende indispensabile la diagnosi differenziale. Per esempio, in caso di:
Anoressia nervosa;
Autolesionismo senza intenti suicidari;
Schizofrenia e psicosi;
Autismo e ritardo dello sviluppo nei bambini;
Abuso di sostanze e dipendenze.
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Il trattamento del picacismo varia in funzione della causa scatenante. Per esempio, se la pica è dovuta a una carenza di ferro o altri minerali, il trattamento d’elezione prevede l’integrazione di tali sostanze. Se, invece, il comportamento di ingestione di materiali non commestibili è causato da un altro disturbo mentale sottostante, come il disturbo ossessivo-compulsivo, gli esperti, dopo un’attenta valutazione, provvederanno a trattare il disturbo scatenante con varie forme di psicoterapia e, se necessario, terapia farmacologica. Tra gli approcci psicoterapici più efficaci, vi è la terapia cognitivo-comportamentale, che può aiutare il paziente a interrompere gli schemi di pensiero distorti e i comportamenti disfunzionali, per trasformarli in altri più sani.
Detto ciò, sembrerebbe che il trattamento della pica più efficace è quello che combina procedure di rinforzo ed educazione alla distinzione tra sostanze commestibili e non. In particolare:
Le procedure di rinforzo prevedono il rinforzo positivo quando il paziente evita i comportamenti della pica;
L’educazione prevede l’istruire il paziente circa le sostanze commestibili e quelle non commestibili, informandolo anche sui rischi in cui incorre quando adotta i comportamenti tipici del picacismo.
Infine, possono essere indispensabili anche interventi chirurgici, per curare i danni causati dagli oggetti estranei ingeriti. Tuttavia, l’intervento chirurgico non cura il disturbo di per sé, ma solamente le conseguenze fisiche della pica.
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La pica può colpire persone di tutte le età e di ambo i sessi. Durante l’infanzia, specialmente nei primi anni di vita, è molto frequente notare i comportamenti tipici del picacismo nel neonato, in quanto in questa fase il bambino esplora il mondo attraverso la bocca. Tuttavia, se il comportamento persiste anche quando il bambino è più grande, è opportuno consultare un medico. In genere, la pica si risolve spontaneamente, ma, se così non fosse, è necessario adottare i giusti accorgimenti. Detto ciò, non si hanno dati certi circa la prevalenza del disturbo, in quanto considerato insolito e imbarazzante da ammettere per chi ne soffre. Tuttavia, sembrerebbe che la popolazione pediatrica e quella femminile siano le più colpite.
Pica in gravidanza: come si manifesta?
Non è insolito che una donna in gravidanza manifesti il desiderio di ingerire sostanze non commestibili. Questo può verificarsi principalmente durante il terzo trimestre, a causa di uno squilibrio del metabolismo indotto dai cambiamenti ormonali. Anche le carenze nutrizionali, specialmente di ferro, possono spingere la futura mamma a cibarsi di sostanze non alimentari. O, in alternativa, la pica può insorgere come una voglia irrefrenabile, a cui la donna non riesce a sottrarsi. In genere, si tratta di un fenomeno transitorio. Tuttavia, è indispensabile informare il proprio medico circa il desiderio di assumere sostanze non commestibili, in quanto potrebbero danneggiare non solo la madre, ma anche lo sviluppo del bambino. La pica in gravidanza può essere diagnosticata solo se la donna ingerisce tali sostanze. Se presenta solo voglie, ma senza ingestione, non è considerato picacismo. A prescindere da ciò, è importante che la donna riceva supporto psicologico, in modo da evitare tali comportamenti e cercare di reindirizzare le voglie su alimenti sani.u003cbru003e
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