- Molto popolare soprattutto nei paesi occidentali, gli effimeri effetti positivi delle prime, contenute assunzioni, cedono presto il passo ad effetti collaterali importanti.
- La farmacocinetica della cocaina è stata oggetto negli anni di numerosi studi, che hanno portato ad identificare con relativa precisione molti suoi meccanismi d'azione.
- Mentre l'effetto psicoattivo del composto è riconducibile a questa azione inibitoria, la disinibizione motoria sembrerebbe essere riconducibile all'azione antagonista sul recettore 5-HT3 e quella agonista sul 5-HT2.
Euforia, sensazione di benessere, maggiore energia ed una spiccata parlantina. Sono questi i principali effetti dell’assunzione di cocaina, sostanza stupefacente molto diffusa in Italia e seconda al mondo per consumo (dietro alla sola cannabis), ricavata dalle foglie dell’Erythroxylum coca, pianta presente in Sud America soprattutto in Perù, Bolivia e Colombia. Molto popolare soprattutto nei paesi occidentali, gli effimeri effetti positivi delle prime, contenute assunzioni, cedono presto il passo ad effetti collaterali importanti.
La farmacocinetica della cocaina è stata oggetto negli anni di numerosi studi, che hanno portato ad identificare con relativa precisione molti suoi meccanismi d’azione. La sostanza esercita un effetto principalmente inibitorio della ricaptazione delle monoamine (serotonina, dopamina, noradrenalina), e andando a contrastare l’attività dei trasportatori coinvolti nella ricaptazione dei neurotrasmettitori, ne aumenta i livelli nel sistema nervoso centrale. Mentre l’effetto psicoattivo del composto è riconducibile a questa azione inibitoria, la disinibizione motoria sembrerebbe essere riconducibile all’azione antagonista sul recettore 5-HT3 e quella agonista sul 5-HT2.
L’inibizione ripetuta della ricaptazione dei neurotrasmettitori, tuttavia porta in modo pressoché invariabile, ad un’importante diminuzione delle scorte di neurotrasmettitori stessi e dei neuroni presinaptici, causando un’alterazione della risposta neurofisiologica dell’individuo con una sintomatologia variabile da persona a persona.
L’adattamento strutturale conseguente all’azione della cocaina, porta ad una serie di sintomi come la sindrome da astinenza, e manifestazioni psichiatriche di entità più o meno marcata fra le quali rientrano disturbi depressivi, sindromi ansiose, ed episodi psicotici.
L’utilizzo prolungato di cocaina può portare ad una forte dipendenza nel consumatore, che tramite la somministrazione ripetuta del composto sviluppa tolleranza agli effetti eccitatori della sostanza, avvertendo un marcato senso di stanchezza fisica e mentale lontano dalla somministrazione. Questa risposta fisiologica del sistema nervoso centrale, avvertita come spiacevole dall’individuo, lo spinge a utilizzare nuovamente la cocaina per trovare sollievo dalla spossatezza, innescando quindi un circolo vizioso.
Tuttavia, la dipendenza da questo composto non ha solamente carattere psicologico. Importanti, infatti, sono gli effetti della sostanza sulla fisiologia umana (specialmente al livello del sistema nervoso centrale) che possono determinare il fenomeno del craving.
L’assunzione prolungata nel tempo di cocaina, porta ad una degenerazione sinaptica dei neuroni dopaminergici del fascicolo retroflesso, che si manifesta con una maggiore tendenza allo sviluppo di tratti psicotici, e ad un impoverimento dell’esperienza della gratificazione. Questo composto, inoltre, induce l’insorgenza di tratti paranoici nel consumatore, che in modo sottile e spesso inavvertibile, comincerà a assumere atteggiamenti guardinghi e difensivi rispetto all’ambiente circostante, dovendo spesso gestire un’irritabilità sempre maggiore. In presenza di alterazioni comportamentali che collimino con la descrizione di uno fra i disturbi paranoidi di personalità descritti nel Manuale Statistico e Diagnostico dei Disturbi Mentali, è dovere del curante indagare sull’eventuale assunzione di cocaina da parte del paziente.
Il soggetto dipendente da cocaina può infatti cercare aiuto per mitigare gli effetti psicologici indotti dal consumo di droga, senza parlare apertamente della sua dipendenza, e manifestando quindi tutti i tratti caratteristici di una psicosi o un delirio paranoide, e complicando la diagnosi.
La dipendenza da cocaina in Italia – I numeri
Determinare con precisione l’uso (e l’abuso) di cocaina presenta numerose difficoltà. In primo luogo, l’individuo che ne fa uso è spesso restio ad ammettere la propria abitudine, non solo per il rischio di eventuali ripercussioni legali, ma anche per il forte stigma tuttora associato al consumo di sostanze stupefacenti.
Tuttavia, sondaggi effettuati su diversi campioni di popolazione hanno portato ad una stima compresa fra lo 0,8 e l’1,6% di persone che hanno fatto uso di cocaina almeno una volta nella vita, con risultati variabili a seconda della regione geografica e dello status sociale.
In una relazione europea sulla droga redatta dall’European Monitoring Centre for Drugs and Drugs Addiction (EMCDDA, la cocaina è stata classificata come lo stimolante illegale più comunemente utilizzato. A livello Europeo, l’Italia è il quarto paese per consumo medio, preceduta solamente dalla Spagna, la Gran Bretagna e l’Irlanda.
La raccolta di dati effettuata presso i centri di recupero, ha portato all’elaborazione del profilo di un consumatore “tipo” di cocaina: un soggetto maschio di età compresa fra i 25 ed i 34 anni, solitamente con un lavoro stabile ben retribuito.
Il consumo di cocaina è più alto negli uomini che nelle donne, ma varia molto a seconda della fascia d’età presa in considerazione:
- 55-64: 0,3%
- 45-54:06%
- 35-44: 2%
- 25-34:2,5%
- 15-24:1,2%
In ogni caso, sebbene l’uso di cocaina possa portare allo sviluppo di una dipendenza, il composto viene spesso assunto in modo occasionale, e molti individui ne consumano meno di 5 dosi nel corso della loro vita. Ciò nonostante, il numero di persone che nel 2015 hanno richiesto un trattamento per la dipendenza da cocaina, solitamente a seguito di episodi di natura traumatica riconducibili all’assunzione di droga (gravi incidenti, tentativi di suicidio, malori improvvisi, panico) era pari allo 0,64% della popolazione italiana di età superiore ai 18 anni.
Nonostante il numero di consumatori abbia registrato un netto calo negli ultimi 15 anni, la facilità di reperimento della sostanza ed il costo virtualmente accessibile a soggetti di ogni estrazione sociale (da addursi ai diversi livelli di purezza reperibili), continuano a facilitarne l’uso.
Gli effetti della cocaina compaiono nel giro di pochissimi minuti dall’assunzione, e a seconda della dose e della sua purezza, possono persistere fino a 60 minuti. A piccole dosi, il composto fa sperimentare al consumatore una sensazione di euforia, e lo spinge ad assumere comportamenti pro-sociali. Le persone sotto l’effetto della cocaina sono solitamente più loquaci, più inclini al contatto fisico e mentalmente vigili. Aumenta la prontezza dei riflessi, e gli input sensoriali (visivi, olfattivi, uditivi) appaiono più intensi. La cocaina può favorire un temporaneo aumento delle prestazioni cognitive del soggetto che ne fa uso, ma altri consumatori riportano un effetto opposto. Lo stupefacente ha inoltre un effetto vasocostrittore, che aumenta di conseguenza la pressione del sangue, la temperatura corporea, ed il battito cardiaco (non senza rischi per la salute, come vedremo).
Ad influenzare la manifestazioni degli effetti della cocaina, concorrono molteplici fattori come:
- la quantità assunta
- la modalità d’assunzione
- la quantità assorbita
- la purezza del composto
L’effetto più comunemente sperimentato dai consumatori di cocaina, è una sensazione di marcata euforia, la cui durata è influenzata dalle modalità di assunzione: sniffare questa sostanza porta a ritardare la comparsa degli effetti, che però possono persistere per 15-30 minuti, mentre fumandola ne si riduce il tempo d’azione ma anche la durata della sensazione euforica (5-10 minuti).
Sebbene l’utilizzo di cocaina non comporti gli stessi effetti collaterali per tutti i soggetti, l’assunzione a lungo termine di questa sostanza tende ad alterare la chimica del sistema nervoso centrale in modo specifico, al punto che i consumatori possono essere “riconosciuti” per via dei tratti comportamentali e della manifestazioni (soprattutto psicologiche) conseguenti al suo abuso.
La risposta del corpo ed il conseguente adattamento all’utilizzo di cocaina, portano innanzitutto a diversi sintomi fisici. Il consumatore presenterà una perforazione del setto nasale sempre più evidente, con un fenomeno di “erosione” delle vie aeree solitamente riconoscibile che conferisce un aspetto caratteristico. Inoltre, l’utilizzo di cocaina aumenta il rischio di convulsioni, ictus, disturbi del movimento, coronaropatie (infarto del miocardio, cardiomiopatia, aritmia), ulcera gastrica e ischemia.
Sebbene i sintomi mentali riconducibili all’abuso possano essere a volte scambiati per normali tratti di personalità dell’individuo, il soggetto dipendente da cocaina tenderà a sviluppare un tono umorale disforico, con bruschi cambiamenti d’umore ed un atteggiamento schivo e sospettoso nei confronti dell’ambiente circostante. Il tono altalenante ed il comportamento irregolare del soggetto dipendente da cocaina possono ricondursi non solo all’alterazione dei normali processi fisiologici nel sistema nervoso centrale, ma anche a periodi di breve astinenza spesso dovuti all’impossibilità di consumare cocaina regolarmente (solitamente per ragioni economiche).
Cocaina e cervello: gli effetti collaterali sul sistema nervoso centrale
Come già descritto precedentemente nell’articolo, l’uso di cocaina (specie se a lungo termine), comporta dei significativi, duraturi e talvolta irreversibili cambiamenti nel cervello dei consumatori. Studi condotti sugli animali hanno dimostrato che l’esposizione al composto porta ad un significativo neuroadattamento dei neuroni responsabili del rilascio di un particolare neurotrasmettitore chiamato glutammato. Gli animali soggetti ad esposizione cronica alla cocaina, mostrano un’importante alterazione nella neurotrasmissione del glutammato, con significative modifiche nei circuiti neurali responsabili per l’esperienza della ricompensa. Con ogni probabilità, i cambiamenti indotti dal neuroadatatmento contribuiscono al fenomeno del craving, cioè la ricerca continua di cocaina da parte del consumatore.
Sebbene gli studi in materia siano in questo momento incentrati maggiormente sullo studio dei pathway conosciuti responsabili per l’esperienza della gratificazione, recenti studi hanno dimostrato che questa sostanza stupefacente influenza anche la risposta del soggetto allo stress.
Nonostante la gratificazione e la risposta allo stress sembrino essere due dinamiche distinte e separate, elaborate nel sistema nervoso centrale tramite differenti percorsi neurali, i ricercatori sostengono che i suddetti pathway potrebbero avere dei punti di contatto responsabili almeno in parte per il fenomeno della dipendenza. Studi clinici hanno dimostrato che la somministrazione a lungo termine di cocaina, porta gli animali a ricercare l’assunzione della droga in risposta a stimoli stressanti. I ricercatori suggeriscono inoltre un’eventuale azione di questa droga sui livelli degli ormoni dello stress, come ad esempio il cortisolo.
Effetti a lungo termine della cocaina sul comportamento del consumatore
Come ripetuto più volte nell’articolo, la cocaina induce importanti modifiche comportamentali nei consumatori. Ma ad influenzare negativamente chi fa uso di questa sostanza, non sono solamente i ben documentati effetti sul sistema nervoso centrale, ma anche il modo in cui il soggetto gestisce la sua dipendenza in risposta alle condizioni ambientali.
L’assunzione prolungata di cocaina porta allo sviluppo di un’importante tolleranza da parte del consumatore, che nel tempo dovrà assumerne quantitativi sempre maggiori per sperimentarne gli effetti positivi. Tuttavia, l’esposizione continuativa alla droga porta non solo ad una sua crescente inefficacia, ma anche a dei relapse di entità via via maggiore a distanza dall’ultima somministrazione.
Il circolo vizioso propiziato da questa sostanza, fa sì che dopo un utilizzo ripetuto il soggetto sia “costretto” a fare uso di cocaina al solo fine di liberarsi, solitamente in modo temporaneo, degli effetti dell’astinenza, tramite quantità sempre maggiori ed assunzioni più frequenti.
Non è difficile intuire quali cambiamenti possa comportare questa necessità nella vita di un consumatore. Chi fa uso di cocaina si trova solitamente a concentrare i propri sforzi nel reperimento della sostanza, molto spesso a scapito del proprio tenore di vita. Il consumatore di cocaina tenderà ad assumere, sia per via dei suoi effetti fisiologici sia per le rinunce necessarie a potersene procurare, atteggiamenti asociali che possono sfociare nel totale isolamento.
La dipendenza da cocaina porta solitamente in chi ne è affetto un calo delle prestazioni lavorative, un minor interesse nella cura del sé e delle relazioni interpersonali, con un progressivo indebolimento della sua struttura di supporto e dell’idea di sé. Se da una parte l’effetto sulla ricaptazione dei neurotra+smettitori porta ad una progressiva desensibilizzazione e all’insorgenza di tendenze depressive e ansiose, che a volte possono sfociare in istinti suicidi e crisi di panico, a contribuire all’instaurasi di un quadro di forte vulnerabilità contribuiscono l’indebolimento delle relazioni intime e il calo delle prestazioni professionali (che talvolta porta alla perdita del lavoro).
La dipendenza da cocaina può portare ad una forte compromissione della capacità di giudizio e dei processi di decision-making, che solitamente si manifestano con comportamenti sessuali disinibiti e rischiosi (non è raro, specie nelle donne, la prostituzione in cambio di droga), nonché al riutilizzo degli stessi aghi per più persone, aumentando così il rischio di contrarre malattie infettive come HIV o Epatite C. Studi condotti per identificare gli schemi di diffusione del virus dell’HIV hanno dimostrato che il consumo di cocaina ne aumenta i contagi, non solo per il fenomeno del needle sharing, ma anche per via degli effetti immunosoppressori di questa droga, che indeboliscono la risposta immunitaria del consumatore aumentando quindi il rischio di infezione.
Studi recenti sembrerebbero suggerire che la cocaina possa inoltre promuovere, in presenza di infezione da HIV, lo sviluppo di una condizione chiamata NeuroAIDS, che si manifesta con problemi di memoria, disturbi del movimento e problemi di vista.
Complessivamente, l’abuso di cocaina porta ad un aumento generalizzato del rischio di sviluppare patologie potenzialmente letali per il consumatore, sia per i comportamenti indotti dal suo consumo che per gli effetti sul sistema immunitario.
Secondo l’American Addiction Centre, un individuo che cominci a fare uso di cocaina all’età di 18 anni, andrà incontro ad una diminuzione dell’aspettativa di vita:
- di 11 anni, se nella misura di una dose al giorno
- di 18 anni se nella misura di 2 dosi al giorno
- di 25 anni se nella misura di 3 dosi al giorno
- di 28 anni se nella misura di 4 dosi al giorno
- di 32 anni se nella misura di 5 dosi al giorno.
Ciò nonostante, a parità di quantità somministrata e tempo di esposizione, la cocaina ha effetti collaterali meno importanti rispetto ad altre sostanze stupefacenti come il crack, la metanfetamina e l’eroina.
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