- Gli ansiolitici sono farmaci impiegati, perlopiù, per la gestione dei disturbi d’ansia e dei sintomi correlati.
- L’ansia è una risposta del tutto naturale dell’organismo che fa sì che questo si attivi in condizioni di presunto o certo pericolo.
- Quest’ultima si manifesta in assenza dello stimolo pericoloso e può compromettere sensibilmente la qualità di vita dell’individuo.
Gli ansiolitici sono farmaci impiegati, perlopiù, per la gestione dei disturbi d’ansia e dei sintomi correlati. L’ansia è una risposta del tutto naturale dell’organismo che fa sì che questo si attivi in condizioni di presunto o certo pericolo. Tuttavia, occorre distinguere l’ansia fisiologica da quella patologica. Quest’ultima si manifesta in assenza dello stimolo pericoloso e può compromettere sensibilmente la qualità di vita dell’individuo.
Gli ansiolitici disponibili sono molteplici e di diversi tipi. In genere, esplicano il loro effetto calmante e distensivo in poco tempo. Tuttavia, non sono privi di effetti collaterali a brevi e a lungo termine. Quello più preoccupante è il rischio di sviluppare una dipendenza fisica e psicologica. Continua a leggere l’articolo per sapere cosa sono gli ansiolitici, quali sono le varie tipologie, a cosa servono, quali sono gli effetti indesiderati e i diversi meccanismi d’azione.
Gli ansiolitici sono psicofarmaci utilizzati nel trattamento dei sintomi ansiosi. Questi farmaci, ottenibili solo previa prescrizione medica, possiedono proprietà calmanti e distensive sul sistema nervoso centrale (SNC). Si tratta di medicinali particolarmente efficaci, in quanto agiscono piuttosto velocemente. Tuttavia, presentano numerosi effetti collaterali, tra cui l’elevato rischio di sviluppare una vera e propria dipendenza. In genere, gli ansiolitici vengono prescritti per terapie a breve termine e solo in caso di patologie gravi e debilitanti. Inoltre, questi farmaci non vengono utilizzati solo per sedare i disturbi d’ansia, ma trovano impiego anche nel trattamento dell’insonnia e di problemi fisici legati a uno stato di eccessiva apprensione e agitazione.
Gli ansiolitici vengono principalmente utilizzati per trattare i disturbi d’ansia e i relativi sintomi somatici. In linea generale, le condizioni per cui possono essere prescritti gli ansiolitici includono:
- Disturbo d’ansia generalizzato;
- Insonnia o disturbi del sonno;
- Fobia sociale;
- Agorafobia;
- Attacchi di panico;
- Disturbi ossessivi;
- Stati di angoscia;
- Disturbo da stress post-traumatico.
Disclaimer: le informazioni fornite potrebbero non essere esaustive.
Esistono diversi tipi di ansiolitici, che si differenziano per il meccanismo d’azione e la formulazione, nonché per altre caratteristiche. Le principali classi di ansiolitici comprendono:
- Benzodiazepine: questa tipologia è quella maggiormente impiegata nel trattamento dell’ansia. Sono farmaci che agiscono molto rapidamente e sono particolarmente indicati nei casi che necessitano di esplicare un’azione quasi immediata, come per gli attacchi di panico o l’insonnia. Tuttavia, visto l’elevato rischio di sviluppare una dipendenza, i medici le prescrivono per brevi periodi di tempo e ne consigliano un’interruzione graduale. Nei soggetti con storia di abuso di sostanze, andrebbero utilizzate con cautela. Alcuni esempi di benzodiazepine includono: Xanax (Alprazolam), Valium (Diazepam) e Ativan (Lorazepam).
- GABAergici non-benzodiazepinici: vengono impiegati come regolatori del sonno e, a differenza delle benzodiazepine, questi farmaci non inducono assuefazione.
- Azapironi: possiedono proprietà ansiolitiche e antidepressive. Considerando che impiegano diverse settimane per esplicare il proprio effetto, circa 3 o 4, questi farmaci sono indicati per un trattamento a lungo termine.
- Antidepressivi: come gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI). In genere, vengono utilizzati nel trattamento delle patologie depressive. Tuttavia, è stata dimostrata la loro efficacia anche nel trattamento di alcune forme d’ansia. In particolare, trovano impiego per alleviare i sintomi del disturbo da attacco di panico, dei disturbi ossessivi-compulsivi, della fobia sociale, del disturbo d’ansia generalizzato e del disturbo da post-traumatico da stress.
- Agonisti del recettore 5-HT1A: anch’essi, come gli SSRI, agiscono sul sistema serotoninergico. Uno dei farmaci più conosciuti di questa classe è il buspirone, attualmente non più in uso in Italia. Veniva utilizzato principalmente per il trattamento dei disturbi d’ansia generalizzati di lieve e moderata entità. Tuttavia, visti i lenti tempi di azione (tale farmaco esplica i suoi effetti dopo parecchi giorni o, addirittura, settimane), non era particolarmente efficace contro gli attacchi di panico.
- Antagonisti dei recettori β-adrenergici: sono conosciuti come beta-bloccanti e, in genere, sono farmaci utilizzati per trattare determinate condizioni cardiache. Tuttavia, possono essere prescritti non per il trattamento dell’ansia di per sé, ma per tenere sotto controllo le manifestazioni ansiose a livello fisico, come tachicardia, palpitazioni, tremori e quant’altro.
- Altri ansiolitici: altri farmaci che esplicano effetti ansiolitici, ma che non appartengono a questa categoria possono includere alcuni antistaminici, anticonvulsivanti, antipsicotici atipici e antiepilettici.
Un discorso a parte va fatto per i barbiturici. Questi medicinali venivano molto utilizzati in passato come sedativi ed ipnotici. Tuttavia, a causa della loro scarsa sicurezza, sono stati sostituiti dalle benzodiazepine per il trattamento dei disturbi d’ansia. Ad oggi, i barbiturici vengono impiegati solo come antiepilettici o anestetici.
Infine, è possibile fare un’ulteriore distinzione basata sul tempo necessario affinché gli ansiolitici facciano effetto. Quindi, la loro azione può essere di:
- Breve durata: l’effetto può durare fino a 8 ore;
- Intermedia durata: gli effetti possono durare dalle 8 alle 24 ore;
- Lunga durata: l’effetto dura più di 24 ore.
Vista la vasta gamma di farmaci ansiolitici disponibili per trattare i disturbi d’ansia, sarà il medico a scegliere quello più idoneo per il singolo paziente, in funzione della sua storia clinica, del disturbo specifico e della gravità delle manifestazioni ansiose.
Disclaimer: l’elenco fornito non è da considerarsi necessariamente esaustivo.
A seconda delle diverse categorie di ansiolitici, questi farmaci attuano la propria azione attraverso meccanismi d’azione differenti. In linea generale, questi psicofarmaci agiscono direttamente sul cervello. In particolare, sul sistema nervoso centrale. Nello specifico, le benzodiazepine e i GABAergici non-benzodiazepinici si legano ai recettori dell’acido gamma-amminobutirrico (GABA), ossia un neurotrasmettitore responsabile dell’abbassamento del livello di attività delle cellule nervose, esplicando così un’azione inibitoria. Per quanto riguarda gli azapironi e gli SSRI, invece, essi si legano ad un altro neurotrasmettitore, ossia quello della serotonina. Altri farmaci, come i beta-bloccanti, per esempio, sono in grado di rallentare l’attività del sistema nervoso simpatico, il quale gestisce la risposta di “attacco o fuga” agli stimoli percepiti come pericolosi dal soggetto, riuscendo così a infondere un senso di calma.
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Gli effetti collaterali degli ansiolitici possono variare in base alla tipologia di farmaco che si sta assumendo. È bene ricordare che non tutti i soggetti sperimentano i medesimi effetti indesiderati, né con la stessa frequenza ed intensità. In linea generale, gli effetti collaterali degli ansiolitici possono essere distinti in:
- Effetti a breve termine, quali:
- Sonnolenza;
- Bassa frequenza cardiaca;
- Respirazione irregolare o lenta;
- Difficoltà di giudizio;
- Nausea;
- Incubi;
- Bassa pressione sanguigna;
- Depressione;
- Confusione mentale;
- Debolezza muscolare;
- Vertigini;
- Problemi di coordinazione;
- Visione offuscata;
- Difficoltà digestive;
- Problemi di memoria a breve termine;
- Aumento o diminuzione dell’appetito;
- Cambiamenti dell’umore.
- Effetti a lungo termine, come:
- Problemi alla vista;
- Disturbi del sonno;
- Problemi respiratori;
- Complicazioni epatiche;
- Affaticamento cronico;
- Comportamento aggressivo quando cessa l’effetto del farmaco;
- Sbalzi d’umore;
- Problemi della sfera sessuale, come calo della libido;
- Aumento del rischio di cadute negli anziani;
- Problemi di memoria a lungo termine;
- Cambiamenti nella personalità;
- Condizioni di salute mentale, come depressione o ideazioni suicidarie, in alcuni soggetti;
- Assuefazione e tolleranza: alcuni ansiolitici, con il passare del tempo, perdono o diminuiscono il proprio effetto terapeutico, il che spinge il paziente ad aumentare il dosaggio giornaliero per ottenere i medesimi effetti che aveva all’inizio della terapia;
- Dipendenza fisica e psicologica: un uso improprio o la brusca interruzione di alcuni tipi di ansiolitici possono portare allo sviluppo di una vera e propria dipendenza. Per tale motivo, i professionisti di salute mentale raccomandano di seguire scrupolosamente la posologia fornita dal medico e di procedere alla sospensione graduale del farmaco.
- Sintomi di astinenza: una volta instaurata la dipendenza, il soggetto incorrerebbe nei tipici sintomi della sindrome di astinenza qualora decidesse di interrompere l’assunzione di determinati ansiolitici, manifestando:
- Peggioramento della sintomatologia per cui si era iniziata la terapia;
- Irritabilità;
- Ansia;
- Insonnia;
- Mal di testa;
- Tremori;
- Sudorazione;
- Craving, ossia desiderio irrefrenabile e incontrollabile di assumere la sostanza;
- Irrequietezza;
- Confusione;
- Convulsioni e quant’altro.
- Overdose: si verifica quando il soggetto assume un dosaggio nettamente superiore a quello prescritto. Per alcuni tipi di ansiolitici, l’overdose può essere molto pericolosa per la vita della persona. I segnali che possono far pensare a un sovradosaggio di ansiolitici includono:
- Grave sonnolenza;
- Confusione mentale;
- Bassa concentrazione;
- Gravi difficoltà respiratorie o respiro affannoso;
- Forti palpitazioni o battito cardiaco irregolare;
- Vertigini e svenimento;
- Problemi di coordinazione o difficoltà a camminare;
- Convulsioni o crisi epilettiche;
- Problemi alla vista, come visione offuscata o doppia;
- Allucinazioni o deliri;
- Ideazioni suicidarie o comportamenti autolesionistici;
- Rash cutaneo, prurito, gonfiore al viso o alla gola;
- Perdita di coscienza, coma e morte, nei casi più gravi.
È bene ricordare che il rischio di overdose aumenta quando si combinano gli ansiolitici con altre sostanze deprimenti del sistema nervoso centrale, compreso l’alcol. Se si sospetta di un sovradosaggio, è necessario contattare immediatamente il medico o recarsi all’ospedale più vicino.
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Gli ansiolitici possono interferire con l’azione di altri farmaci o sostanze. Come già menzionato, la loro azione può essere notevolmente aumentata dall’assunzione concomitante di deprimenti del sistema nervoso centrale, come gli antidepressivi, gli oppioidi o gli alcolici. Considerando la varietà di effetti collaterali che possono comportare, talvolta pericolosi per la vita del soggetto, è bene mettere al corrente il proprio medico di tutti i farmaci e sostanze, compresi i prodotti da banco, naturali, fitoterapici, omeopatici, integratori e quant’altro, che si stanno assumendo prima di iniziare un trattamento con gli ansiolitici.
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Prima di iniziare ad assumere gli ansiolitici, è indispensabile informare il medico non solo dei farmaci e delle sostanze che si stanno prendendo, ma anche delle proprie condizioni e stato di salute. Per esempio, l’utilizzo degli ansiolitici è controindicato nei seguenti casi:
- Miastenia gravis, una malattia neuromuscolare;
- Grave insufficienza respiratoria, epatica o renale;
- Sindrome da apnea notturna;
- Storia di abuso di alcolici, farmaci o sostanze stupefacenti;
- Gravidanza, in quanto alcuni ansiolitici potrebbero causare problemi nello sviluppo del feto;
- Allattamento al seno, in quanto tali sostanze vengono escrete nel latte materno e possono facilmente raggiungere il neonato.
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Ansiolitici e antidepressivi sono farmaci diversi. Innanzitutto, ciò che li differenzia è il loro scopo di utilizzo. Come già accennato, gli ansiolitici vengono prescritti per attenuare i sintomi ansiosi, mentre gli antidepressivi per trattare i disturbi dell’umore, come la depressione. Tuttavia, come abbiamo visto, alcuni farmaci antidepressivi possono essere impiegati per gestire l’ansia. In alcuni casi, infatti, ansiolitici e antidepressivi possono essere prescritti insieme, a seguito di considerazioni approfondite sul quadro clinico del paziente.
Un’altra grande differenza riguarda la velocità di azione. Gli ansiolitici, in genere, fanno effetto entro mezz’ora dall’assunzione. Gli antidepressivi, invece, richiedono diversi giorni prima di esplicare la propria azione, circa 2 settimane. Inoltre, per quanto riguarda il rischio di sviluppo di dipendenza, gli ansiolitici, se presi per lunghi periodi, possono portare a tolleranza, dipendenza e crisi d’astinenza. Mentre gli antidepressivi, in genere, non causano dipendenza, salvo in rari casi. Infine, le due tipologie di farmaco si differenziano per la durata del trattamento. La terapia con gli ansiolitici dura circa qualche settimana, invece quella con gli antidepressivi può durare anche diversi anni e, in genere, non viene quasi mai prescritta per un periodo inferiore ai 6 mesi.
Disclaimer: le informazioni fornite potrebbero non essere esaustive.
- Webmd.com: https://www.webmd.com/anxiety-panic/what-are-anxiolytics#1-2
- My.clevelandclinic.org: https://my.clevelandclinic.org/health/treatments/24776-anxiolytics
- Verywellhealth.com: https://www.verywellhealth.com/anxiolytics-5097918
- Medicalnewstoday.com: https://www.medicalnewstoday.com/articles/323666#summary
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