- L’alcolismo danneggia la salute, la personalità e lo stile di vita di chi ne è vittima.
- Le conseguenze del bere sul benessere psicofisico possono essere molto gravi e possono portare ad una morte precoce.
- Vari studi hanno però dimostrato che l’aspettativa di vita di un alcolista è in media di 20 anni minore rispetto ad una persona sana.
L’alcolismo danneggia la salute, la personalità e lo stile di vita di chi ne è vittima. Le conseguenze del bere sul benessere psicofisico possono essere molto gravi e possono portare ad una morte precoce. Non è facile predeterminare quanto vive o come muore un alcolista. Vari studi hanno però dimostrato che l’aspettativa di vita di un alcolista è in media di 20 anni minore rispetto ad una persona sana.
L’organo principalmente danneggiato dall’alcol è il fegato, deputato alla sua metabolizzazione. La salute del fegato di un alcolizzato peggiora con l’aumento della dipendenza. Si passa dalla steatosi, con accumulo epatico di grasso, alla cirrosi epatica, con degenerazione del tessuto.
Il fegato ha un elevata capacità di rigenerarsi, anche dai danni dell’alcol. Tuttavia, nei casi più gravi, i danni epatici sono irreversibili e portano allo sviluppo di tumori e alla morte.
Una pancia molto gonfia, definita “pancia dell’alcolista”, è spesso indice di danni al fegato causati dall’alcol. Se si beve troppo, l’alcool supera la capacità di smaltimento del fegato. L’organismo allora reagisce trasformando il surplus di alcol in riserve di grasso, che finiscono per depositarsi prevalentemente nella zona addominale.
Gli effetti inebrianti dell’alcol sono dovuti alla sua azione sul cervello. Ma dopo aver inebriato la mente di una persona, che fine fa l’alcol assunto?
Dopo essere stato assorbito dal nostro organismo, l’alcol, o più precisamente l’etanolo, deve essere metabolizzato. Questo serve a favorirne la sua eliminazione. Il processo di metabolizzazione dell’alcol coinvolge vari organi.
Non tutto l’alcol viene metabolizzato. Circa il 5-15% dell’alcol assunto viene eliminato direttamente attraverso:
- il respiro;
- la sudorazione;
- le urine.
La restante parte, che rappresenta la quota maggiore, prima di essere eliminata, viene metabolizzata attraverso un processo noto come “metabolismo epatico dell’alcol”.
Metabolismo epatico dell’alcol
L’etanolo, come tale, viene eliminato con difficoltà dal nostro organismo. Nel fegato, l’etanolo subisce una serie di modifiche alla propria struttura – il metabolismo epatico- che lo rendono eliminabile dai tessuti.
Per prima cosa, l’etanolo viene ossidato ad acetaldeide. Ciò avviene ad opera dall’enzima alcol deidrogenasi (ADH) o del sistema microsomiale di ossidazione dell’etanolo (MEOS), entrambi presenti a livello epatico.
Sindrome Feto Alcolica Come Riconoscerla
Successivamente, l’acetaldeide prodotta viene ulteriormente ossidata nel fegato ad acetato, mediante l’enzima acetaldeide deidrogenasi (ALD). L’acetato viene poi immesso dal fegato nel sangue. Quando si ingerisce molto alcol, il fegato non riesce a smaltire l’eccesso di etanolo e riversa in circolo anche l’acetaldeide, una sostanza tossica per l’intero organismo.
Una volta in circolo, l’acetato, soprattutto a livello cardiaco, viene trasformato ad acetil-coenzima A. Questo, a sua volta, può servire per produrre energia. Se presente in eccesso a causa di un’ubriacatura, l’acetil-coenzima A può essere trasformato in corpi chetonici o in acidi grassi. Questi ultimi, uniti al glicerolo, formeranno i trigliceridi, che vengono accumulati e fungono da riserva energetica.
Proprio perché è deputato allo smaltimento dell’alcol, il fegato è il principale organo che subisce gli effetti dell’alcolismo. I danni sul fegato provocati dell’alcol peggiorano con il tempo. Si va da problematiche lievi, come la steatosi, una condizione curabile, fino alla cirrosi, che può mettere in serio rischio la vita dell’alcolizzato.
Se non si smette di bere, il fegato dell’alcolista subisce una serie progressiva di danni che ne compromettono la funzionalità.
Le condizioni patologiche che possono colpire il fegato di un alcolista, partendo dalle meno gravi fino alle più problematiche, sono:
- steatosi epatica;
- epatite alcolica;
- fibrosi epatica;
- cirrosi epatica.
Analizziamole in dettaglio.
Steatosi epatica o fegato grasso
A causa di un consumo di quantità eccessive di alcol, si ha un’eccessiva produzione di trigliceridi che si accumulano nel fegato. Questo processo viene definito steatosi. Un fegato in steatosi viene anche chiamato “fegato grasso”.
La steatosi, a lungo andare, può degradare le cellule del fegato. Se questo processo non viene fermato, si può arrivare allo sviluppo dell’epatite alcolica.
La steatosi scompare se si smette di bere. Spesso, però, è una condizione che non da sintomi. Per questo, l’alcolista se ne accorge di solito quando il fegato è già abbastanza compromesso e la sintomatologia progredisce.
Epatite alcolica
Se la persona continua a bere nonostante la steatosi, si può sviluppare l’epatite alcolica. A causa di un eccessivo accumulo di grasso, infatti, si può instaurare un processo infiammatorio che compromette le funzionalità del fegato. Ciò avviene in circa il 20-30% di persone con steatosi, principalmente coloro che consumano quantità elevate (oltre gli 80 grammi) e giornaliere di alcol.
I sintomi acuti tipici dell’epatite alcolica sono:
- dolore addominale;
- febbre;
- mancanza di appetito;
- aumento dei globuli bianchi (leucocitosi neutrofila);
- sanguinamento gastroesofageo.
Nella forma cronica dell’epatite alcolica, i sintomi includono:
- debolezza e malessere generale;
- nausea;
- vomito;
- perdita di peso;
- febbre;
- dolore epatico.
Nei casi più gravi e non accuratamente trattati, l’epatite alcolica degenera in fibrosi epatica. Da questo punto in poi, la vita di un alcolista può peggiorare sensibilmente e molto spesso non si può tornare indietro.
Fibrosi epatica
Se l’epatite alcolica viene trascurata e si continua ad assumere quantità elevate di alcol, si può manifestare la fibrosi epatica. L’epatite, infatti, danneggia le cellule del fegato. Queste tendono a ripararsi formando un tessuto detto “cicatriziale” (o fibrotico). È come se ogni lesione riparata comporti la formazione di una “cicatrice” nel fegato. Nel tempo, un’eccessiva produzione di tessuto cicatriziale altera la morfologia del fegato, compromettendone la funzionalità.
I sintomi della fibrosi sono vari e tutti compromettono lo stile di vita e la salute della persona.
Se presa all’inizio, questa malattia può essere curata, o quantomeno arrestata. Nella maggior parte dei casi, però, è irreversibile e degenera nella cirrosi.
Cirrosi epatica
La fibrosi non trattata peggiora con il tempo ed evolve nella cirrosi epatica, una condizione morbosa in cui il fegato distrugge le sue stesse cellule. La funzione epatica viene gravemente compromessa, portando a complicazioni gravi e anche mortali se non trattate.
Il fegato di un alcolista con cirrosi appare di colore scuro, danneggiato, non in grado di svolgere le proprie funzioni metaboliche vitali.
La cirrosi non può essere curata. Si può cercare di limitarne gli effetti deleteri sull’organismo, eliminando completamente l’alcol dalla vita del paziente. In alcuni casi è possibile intervenire con operazioni chirurgiche o con farmaci specifici.
La cirrosi è spesso la causa della comparsa di epatocarcinomi, cioè di tumori al fegato.
Nonostante i danni prodotti dall’alcol sul fegato possono essere davvero gravi e portare persino alla morte dell’alcolista, c’è una buona notizia. Il fegato è l’organo con la più grande capacità di rigenerazione dell’intero organismo umano.
Il fegato è in grado di rigenerare fino al 75% dei suoi tessuti danneggiati. Se viene rimossa chirurgicamente una metà di quest’organo, esso è in grado di riformare la parte mancante nel giro di pochi mesi.
Questo vale anche per i danni subiti dall’eccessivo consumo di alcol. Però, per quanto il fegato sia in grado di rigenerarsi dopo il consumo di alcol, l’abuso può ridurre le prestazioni di questo organo. Inoltre se la funzionalità è gravemente compromessa, come negli stadi che vanno dalla fibrosi epatica in poi, questa capacità rigenerativa va via via diminuendo, fino a scomparire.
Quindi, per mantenere intatta la capacità rigenerativa del fegato (che, ricordiamo, oltre all’alcol metabolizza la maggior parte del cibo e delle sostanze che ingeriamo) è importante non abusare con l’alcol. Inoltre, il consumo eccessivo non deve mai essere giornaliero e protrarsi per mesi, per non dire anni.
Se per caso un giorno si beve troppo, è importante non rifarlo il giorno dopo. Bisogna evitare di bombardare quotidianamente il fegato con dosi eccessive di alcol. È fondamentale dare a questo organo il tempo di riprendersi e rigenerarsi.
Infine, bisogna sempre ricordare che se i danni al fegato provocati dall’alcol sono molto gravi, la capacità rigenerativa del fegato viene persa.
Una caratteristica tipica degli alcolisti è l’eccessivo accumulo di grasso a livello addominale. La cosiddetta “pancia alcolica”. Mentre nel passato il legame tra pancia grassa ed alcolismo non era mai stato verificato, studi recenti ne hanno dimostrato la correlazione.
I risultati di varie ricerche mostrano chiaramente che il grasso sulla pancia è associato a un maggior consumo di alcolici. Infatti, negli alcolisti, non c’è correlazione tra alcol e obesità generale, ma solo tra alcol e obesità addominale. Ciò avviene perché il fegato ha una capacità di metabolizzazione dell’alcol limitata. Quando si esagera con il bere e si introduce troppo alcol nell’organismo, la quantità in eccesso viene trasformata in trigliceridi e depositata soprattutto a livello addominale. In questo modo, la pancia aumenta. Per questo motivo, gli alcolisti si riconoscono, tra le altre cose, dalle “pancette alcoliche” tipiche.
Inoltre, conta molto anche il come si beve. Chi concentra le bevute in una o poche occasioni, ha maggior obesità addominale di chi beve con regolarità, indipendentemente dalla quantità di alcol introdotta. Se due persone bevono sette birre a settimana, chi le beve in una sera ha maggior probabilità di mettere la “pancia alcolica” rispetto a chi ne consuma una al giorno.
Binge-drinking e obesità addominale
Il binge-drinking, l’”abbuffata di alcolici”, consiste nel bere molto e tutto assieme. In termini pratici, è l’abitudine di fare grandi bevute seguite da giorni di astinenza. Secondo gli studiosi, significa ingerire almeno 80 grammi di alcol, in un intervallo di tempo molto ristretto. A questa grande bevuta seguono di norma molti giorni di senza toccare alcol. Per capire di che quantità stiamo parlando, basti pensare che una bottiglia di vino (750 cc), con una gradazione del 12,5%, contiene circa 70 grammi di alcol.
Il binge-drinking aumenta l’obesità addominale, che a sua volta è un fattore di rischio per lo sviluppo di diabete e malattie cardiovascolari. Questa pratica, sempre più in voga soprattutto tra i giovani, potrebbe spiegare perché chi beve molto e concentra le bevute ha un maggior rischio cardiovascolare. Le bevute eccessive ed occasionali aumentano anche la probabilità di ictus.
Bere tanto, tutto insieme ed occasionalmente sembra davvero il modo peggiore per farlo e quello migliore per rovinarsi la salute.
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