La cleptomania è un vero e proprio disturbo mentale, caratterizzato dall’incapacità di resistere all’impulso di commettere furti da parte della persona che ne è affetta.
Le cause della cleptomania possono essere molteplici e includere fattori psicologici, neurobiologici e genetici.
Il quadro clinico della condizione è piuttosto complesso ed è molto difficile giungere alla diagnosi, a causa della poca collaborazione del cleptomane (raramente si rivolge a professionisti della salute mentale per risolvere tale disturbo).
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La cleptomania è un vero e proprio disturbo mentale, caratterizzato dall’incapacità di resistere all’impulso di commettere furti da parte della persona che ne è affetta. Le cause della cleptomania possono essere molteplici e includere fattori psicologici, neurobiologici e genetici. Il quadro clinico della condizione è piuttosto complesso ed è molto difficile giungere alla diagnosi, a causa della poca collaborazione del cleptomane (raramente si rivolge a professionisti della salute mentale per risolvere tale disturbo).
Nonostante ciò, è indispensabile che il paziente venga trattato tempestivamente, in quanto la patologia potrebbe compromettere sensibilmente la qualità di vita del soggetto. Infatti, potrebbe incorrere in problemi legali e giudiziari, nonché in difficoltà relazionali, sociali e familiari. In questo articolo, scopriremo cos’è la cleptomania, come riconoscere i sintomi, quali sono le cause, le conseguenze e i diversi trattamenti disponibili.
La cleptomania è un disturbo mentale che rientra nei disturbi da comportamento dirompente, del controllo degli impulsi e della condotta. In particolare, è caratterizzato dall’incapacità di resistere all’impulso di rubare oggetti, che di solito sono di poco valore e non per uso personale, rivendita o necessità. Quindi, si tratta di un atto non indotto da rabbia o bisogno dell’oggetto in questione, ma mosso da un desiderio impellente e irrefrenabile. Infatti, in genere, la refurtiva non viene quasi mai tenuta dalla persona che ruba, ma ceduta ad altri, regalata o restituita.
Un altro aspetto della cleptomania è che non è premeditata. In tal senso, il cleptomane non pianifica i propri furti, ma – quando si trova in situazioni che lo permettono – non è in grado di controllare l’impulso a rubare. Il soggetto è pervaso da crescente tensione prima di commettere il furto e da gratificazione e sollievo una volta commesso l’illecito. Inoltre, è molto frequente che l’individuo provi senso di colpa, rimorso e vergogna per l’atto commesso. Nonostante ciò, il cleptomane non è in grado di interrompere il comportamento malsano, motivo per cui necessita di un percorso terapeutico per trattare il disturbo.
Disclaimer: le informazioni fornite non sono da considerarsi esaustive.
I sintomi della cleptomania sono molteplici, ma – essendo un disturbo del controllo degli impulsi – quello principale è rappresentato dal desiderio incontrollabile di rubare in qualsiasi situazione e contesto sia possibile farlo. Altri sintomi tipici della condizione includono:
Tensione crescente appena prima di commettere il furto;
Senso di piacere, sollievo e gratificazione, dopo aver rubato;
Senso di colpa, rimorso, preoccupazione, disprezzo per i propri gesti, vergogna e altri sentimenti negativi, una volta che la persona che ruba prende coscienza della propria condotta malsana;
Continuare a rubare nonostante i sentimenti negativi che tale comportamento provoca nel soggetto;
L’atto del rubare non è causato da vendetta, rabbia, difficoltà economiche o altri bisogni;
La refurtiva non viene quasi mai tenuta o utilizzata, ma regalata o buttata (ulteriore segnale che evidenzia il fatto che l’individuo non lo faccia per un reale bisogno, ma in risposta ad un impulso incontrollabile);
L’atto illecito è persistente e continua nel tempo;
Il cleptomane non riesce a impedire tale comportamento, nonostante le serie ripercussioni a livello legale, professionale, familiare, sociale e relazionale.
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Le cause della cleptomania sono tuttora incerte. Tuttavia, gli esperti credono che sia dovuta a una molteplicità di fattori, quali:
Genetica: sembra che i soggetti con un familiare stretto affetto da cleptomania abbiano maggiori probabilità di soffrirne a loro volta.
Altri disturbi mentali: la cleptomania, come vedremo in seguito, può manifestarsi come sintomo (o in compresenza) di altre patologie psichiatriche, come dipendenza da alcol e sostanza stupefacenti, ansia, depressione, disturbi alimentari e quant’altro.
Modificazioni della struttura cerebrale: gli esperti hanno individuato variazioni cerebrali nelle aree deputate al controllo degli impulsi in soggetti affetti da cleptomania.
Disfunzione serotoninergica: sembrerebbe che gli squilibri chimici di una specifica sostanza del cervello, la serotonina, incidano sulla scarsa capacità di prendere decisioni nei pazienti che soffrono di cleptomania.
Fattori psicologici: in psichiatria, la cleptomania è considerata una forma ossessiva del pensiero. Si tratta di un comportamento a cui la persona che ruba non è in grado di sottrarsi. Inoltre, anche l’aspetto emozionale che precede e segue il furto sembrerebbe essere un fattore di rischio per l’attuazione della condotta disfunzionale. Altri studiosi di formazione psicoanalitica, invece, hanno individuato nella cleptomania un comportamento in risposta a stati depressivi o di angoscia, causati da un senso di colpa inconscio. Secondo tale filone, il cleptomane commetterebbe il furto spinto dal desiderio di essere punito, mortificato, umiliato, al fine di raggiungere una serenità temporanea.
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Vista la natura del disturbo, è inevitabile incorrere in serie ripercussioni. Infatti, il paziente non trattato, che continua a perpetrare tale comportamento malsano, può incappare in problemi legali e giudiziari. È molto frequente, per esempio, che il cleptomane colto sul fatto venga arrestato. Oltre a ciò, il soggetto può avere diversi problemi anche a livello lavorativo, sociale e familiare a causa della sua condotta disfunzionale.
Per esempio, per via dei frequenti problemi con la legge, potrebbe subire stigma da parte della comunità in cui vive, con conseguente isolamento sociale. Non solo, la cleptomania potrebbe compromettere anche le relazioni interpersonali del soggetto, a causa dell’imbarazzo o del timore di essere giudicati dagli altri. Questo porterebbe inevitabilmente a una maggiore solitudine. Oppure, da un punto di vista psicologico, dato che il disturbo può causare senso di colpa e vergogna, la cleptomania potrebbe aggravare altre patologie esistenti, come l’ansia o la depressione. Infine, anche lo stress e la paura di essere colti in flagrante possono minare il benessere psicologico del soggetto.
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La cleptomania può essere associata ad altri disturbi psichiatrici, come:
Disturbi da abuso di sostanze stupefacenti e alcol;
Disturbi d’ansia;
Fobia sociale;
Altri disturbi del controllo degli impulsi.
Inoltre, la cleptomania può manifestarsi anche a seguito di un trauma cerebrale o di un avvelenamento da monossido di carbonio.
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La cleptomania può essere diagnosticata da uno specialista di salute mentale, a seguito di una valutazione psicologica approfondita. Secondo il DSM (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali), i criteri diagnostici sono i seguenti:
Ricorrente incapacità di resistere all’impulso di rubare oggetti non necessari per uso personale o per il loro valore economico;
Crescente tensione immediatamente prima del furto;
Gratificazione, sollievo o piacere al compimento del furto;
Il furto non avviene in risposta a sentimenti di rabbia o vendetta, o come conseguenza di deliri o allucinazioni;
Il furto non è meglio giustificato da un disturbo del comportamento, un episodio maniacale o un disturbo di personalità antisociale.
Formulare una diagnosi di cleptomania non è affatto semplice, in quanto la persona che ruba difficilmente si rivolge a un professionista per chiedere aiuto. Infatti, la maggior parte delle diagnosi di cleptomania avviene quando i pazienti si rivolgono allo specialista per altre problematiche, come depressione, disturbi d’ansia, disturbi del comportamento alimentare e quant’altro.
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Il trattamento della cleptomania, in genere, prevede la combinazione di terapia farmacologica (se necessaria) e psicoterapia. In particolare:
Terapia farmacologica: se il paziente presenta altri disturbi psichiatrici, oltre alla cleptomania, come depressione, disturbi dell’umore, disturbi d’ansia, disturbo ossessivo-compulsivo e quant’altro, lo specialista può prescrivere farmaci appositi. Questi medicinali sono volti a una migliore gestione dei sintomi della condizione sottostante e promuovono un maggior controllo degli impulsi. Tra i farmaci che possono essere prescritti, troviamo, per esempio:
Antidepressivi, come gli inibitori della ricaptazione della serotonina (SSRI) o gli stabilizzatori dell’umore;
Ansiolitici;
Antagonisti degli oppioidi.
Psicoterapia: è il trattamento di elezione per la cleptomania e si pone l’obiettivo di migliorare la gestione degli impulsi, nonché imparare a rispondervi in modo appropriato. L’approccio più efficace è costituito dalla terapia cognitivo-comportamentale, che consiste nell’individuazione degli schemi di pensiero distorti e dei modelli di comportamento disadattivi, per poi trasformarli in altri più sani e funzionali, grazie all’utilizzo di specifiche tecniche cognitivo-comportamentali. Tra queste, vi sono, per esempio, l’esposizione con prevenzione della risposta e la ristrutturazione cognitiva. Il paziente imparerà così a resistere all’impulso di rubare, gestire lo stress e contrastare i pensieri che innescano la condotta malsana. Anche altre forme di psicoterapia, come la psicoanalisi e la psicodinamica, hanno dato risultati positivi in pazienti affetti da cleptomania.
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Sapere come comportarsi con un cleptomane, spesso, può essere difficile. È importante comprendere che si tratta di un vero e proprio disturbo e, per questo, è indispensabile offrire supporto e cercare di essere comprensivi. Per aiutare una persona che ruba, è necessario:
Evitare di giudicarla o condannarla per i suoi comportamenti. È bene tenere a mente che il soggetto non è in grado di resistere all’impulso di rubare. Per tale motivo, non è da colpevolizzare.
Offrire il proprio supporto. Il cleptomane prova spesso senso di colpa e vergogna di fronte ai propri comportamenti. Per tale motivo, essere comprensivi e di supporto può aiutare il soggetto a sentirsi più capito, nonché a ridurne il disagio psicologico ed emotivo.
Cercare di renderlo consapevole dei propri comportamenti. Per risolvere il disturbo, la persona che ruba deve esserne innanzitutto consapevole. È indispensabile promuovere un ambiente non giudicante e aperto alla conversazione, cosicché il soggetto – confrontandosi con una persona cara – possa capire quanto abbia bisogno di un aiuto professionale.
Ridurre le occasioni in cui il soggetto è portato a rubare. La supervisione da parte di un’altra persona, quando il cleptomane frequenta negozi, può ridurre la possibilità di attuare il comportamento disfunzionale. Anche in altre occasioni (come cene tra amici, visite a casa di altri, ecc.) è possibile aiutarlo, per esempio tenendo fuori dalla sua portata gli oggetti che potrebbe rubare.
Convincerlo a cercare aiuto professionale. La cleptomania è considerata un vero e proprio disturbo mentale, motivo per cui – per essere curata – necessita di un percorso terapeutico. Per questo, è importante consigliare alla persona che ruba di iniziare a frequentare uno psicologo o uno psichiatra.
Conoscere il disturbo. Un ulteriore aiuto è rappresentato dal sostegno da parte della famiglia e degli amici più cari. Per sapere come comportarsi con un cleptomane e migliorare la sua condizione, infatti, può rivelarsi molto utile non solo conoscere le dinamiche del disturbo, ma anche frequentare programmi terapeutici insieme al soggetto.
Disclaimer: le informazioni fornite non sono da intendersi come sostitutivo del parere medico. Per tale motivo, si consiglia di rivolgersi a uno specialista per comprendere come comportarsi e/o aiutare un cleptomane.
Il cleptomane non riesce a resistere all’impulso di rubare. Nel compiere l’atto, nei momenti che lo precedono o che lo seguono, è consapevole del fatto che si tratta di un comportamento illegale, nonché di un reato. Tuttavia, non può impedirlo. Per tale motivo, il cleptomane è considerato in grado di intendere (perché è consapevole dell’atto che sta compiendo), ma non in grado di volere, in quanto è incapace di opporsi a tale comportamento disfunzionale.
Come smascherare un cleptomane?
Smascherare un cleptomane può risultare molto difficile, a meno che non venga colto in flagrante e, durante le indagini e gli approfondimenti da parte dello specialista, emerga la diagnosi di cleptomania. Come già menzionato nell’articolo, spesso la diagnosi viene formulata quando il paziente si reca da un professionista di salute mentale per altre problematiche. Più di rado, invece, avviene quando si rivolge allo specialista propriamente per tale disturbo.
Quanto dura la cleptomania?
La cleptomania, se non trattata, può perdurare per diversi anni. Nonostante le gravi conseguenze penali, il cleptomane può perpetrare tale comportamento ancora e ancora. In genere, il disturbo esordisce durante l’adolescenza e, più raramente, durante l’età adulta. Gli studi hanno dimostrato una maggiore incidenza nelle donne rispetto agli uomini. È possibile individuare 3 tipologie di cleptomania, in base alla frequenza con cui l’atto del rubare viene messo in atto. In particolare:u003cbru003eCleptomania sporadica: quando l’atto del rubare viene attuato una tantum, seguito da lunghi periodi in cui il soggetto non ruba;u003cbru003eCleptomania episodica: l’atto del rubare e i periodi senza furti si equivalgono in termini di durata;u003cbru003eCleptomania cronica: è caratterizzata da un andamento discontinuo.
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