- In letteratura medica, il morbo di Alzheimer è descritto come la prima causa di demenza nei soggetti anziani.
- Patologia neurodegenerativa dall’eziologia ancora non chiara, l’Alzheimer porta ad una progressiva riduzione delle capacità cognitive del soggetto che ne è affetto, con conseguenze devastanti sulla vita del paziente e su quella dei suoi cari.
- Se per una persona in salute relazionarsi con un nuovo ambiente non rappresenta una sfida, per una persona affetta da Alzheimer ogni cambiamento nel suo ambiente è un nuovo elemento da dover gestire con crescenti difficoltà.
In letteratura medica, il morbo di Alzheimer è descritto come la prima causa di demenza nei soggetti anziani. Patologia neurodegenerativa dall’eziologia ancora non chiara, l’Alzheimer porta ad una progressiva riduzione delle capacità cognitive del soggetto che ne è affetto, con conseguenze devastanti sulla vita del paziente e su quella dei suoi cari. Così come per molte altre patologie che portano ad un deterioramento progressivo del sistema nervoso centrale, anche per l’Alzheimer le opzioni terapeutiche disponibili non portano che a benefici marginali, senza riuscire ad alterare significativamente la progressione della malattia.
La gestione dei sintomi e delle manifestazioni indirette ad essi collegate, può risultare molto complessa sia per il soggetto, che per le persone chiamate ad assisterlo.
I primi sintomi dell’Alzheimer tendono a precedere la diagnosi di molti anni, e si manifestano prima che il decadimento neuronale sia rilevabile tramite test ed esami strumentali.
Manifestazioni precoci della malattia possono includere:
- disturbi della memoria, soprattutto a breve termine
- tendenza alla depressione
- difficoltà di concentrazione ed elaborazione delle informazioni
- sensazione di marcata confusione e spaesamento in ambienti non familiari
Nonostante la rapidità del decorso possa variare da soggetto a soggetto, nelle fasi più avanzate le manifestazioni della malattia andranno ad includere sintomi psichiatrici ed agitazione psicomotoria, che possono rappresentare una sfida non solo per il soggetto affetto dalla malattia, ma anche per le persone a lui vicine, che in molti casi ne sono i principali caregiver.
La gestione dei sintomi del morbo di Alzheimer può presentare particolari complessità nei momenti di agitazione, durante i quali i pazienti possono arrivare a rappresentare un rischio per sé stessi e per gli altri. Risulta quindi indispensabile sapere come aiutare un malato di Alzheimer a ritrovare la calma e riportarlo in uno stato di tranquillità.
I soggetti affetti da patologie neurodegenerative possono soffrire di stati d’ansia e agitazione per gli effetti della condizione sul sistema nervoso centrale, che possono portare alle ben note manifestazioni psichiatriche annoverate fra i sintomi dell’Alzheimer. Tuttavia, i devastanti effetti fisiologici possono anche favorire indirettamente manifestazioni sintomatiche.
Le difficoltà comunicative che possono caratterizzare i casi di malattia in stadio avanzato, possono rendere più difficile il compito dell’assistente, che non riuscendo a confrontarsi con il paziente può non capire per quale motivo sia nervoso.
Sebbene non sia sempre possibile per il soggetto esprimersi chiaramente ed indicare quale sia la fonte del proprio disagio, i pazienti affetti da Alzheimer solitamente mostrano rabbia e nervosismo in risposta ad uno più fra i seguenti stimoli:
Dolore fisico
La degenerazione nervosa che caratterizza l’avanzamento della malattia, può dare luogo a fenomeni di dolore neuropatico, una sindrome algica in cui il sistema nervoso periferico riceva segnali di dolore causati dal deterioramento delle connessioni neuronali nel sistema nervoso centrale. Nei pazienti in stadio più avanzato, questo può accompagnarsi alla difficoltà di descrivere la propria situazione, generando stati di forte frustrazione e confusione.
Mancanza di sonno, o riposo non ristoratore
I disturbi del sonno rientrano nel novero di possibili sintomi del morbo di Alzheimer, ma possono essere anche una conseguenza della depressione che spesso questi soggetti sono chiamati a gestire.. Sebbene in molti casi la patologia non influisca sul sonno del soggetto, in alcuni pazienti questa condizione va ad intaccare gli effetti ristoratori del riposo e la sua durata, favorendo l’insorgenza di stati ansiosi e aggressivi.
Costipazione
La digestione ed i movimenti intestinali sono spesso alterati nei pazienti affetti da Alzheimer. I sintomi gastrointestinali possono essere riconducibili alle alterazioni del microbiota intestinale che spesso si associano a questa diagnosi, ma in alcuni casi possono essere annoverati fra gli effetti collaterali dei farmaci utilizzati per il trattamento della patologia stessa. Nell’assistere una persona affetta da demenza, è importante monitorare le abitudini del soggetto, così da non rimanere spaesati di fronte ad alterazioni comportamentali.
Cambiamenti improvvisi nell’ambiente circostante
Il deterioramento dello stato cognitivo del paziente porta ad una sempre maggior difficoltà nell’elaborare nuove informazioni e stimoli provenienti dall’ambiente circostante. Se per una persona in salute relazionarsi con un nuovo ambiente non rappresenta una sfida, per una persona affetta da Alzheimer ogni cambiamento nel suo ambiente è un nuovo elemento da dover gestire con crescenti difficoltà. Modifiche improvvisi possono generare nel soggetto stati di forte agitazione, specie in un ambiente familiare, in cui ogni dettaglio può rappresentare un riferimento per il paziente.
Ambiente eccessivamente caotico
Nei pazienti malati di Alzheimer, la capacità di percepire ed elaborare gli input esterni è solitamente compromessa. In alcuni frangenti, di conseguenza, il soggetto può fare esperienza di una vera e propria “aggressione sensoriale”, causata dall’impossibilità di processare gli stimoli che provengono dall’ambiente esterno.
Situazioni particolarmente caotiche, con rumori molto forti, diverse sorgenti rumorose o un elevato numero di persone, possono mettere a dura prova le strategie di compensazione del soggetto affetto da Alzheimer, andando ad intaccare il suo stato mentale ed emotivo con possibili manifestazioni di aggressività. Se si sta prestando assistenza ad un soggetto in difficoltà, una prima misura d’intervento può essere quella di rimuoverlo da un ambiente troppo impegnativo per accompagnarlo in una stanza dove vi siano meno input, in modo che possa ritrovare la calma.
Cercare di forzare il soggetto a ricordare eventi passati
Nel cercare di assistere un malato di Alzheimer, è un errore non insolito quello di “forzarlo” a ricordare eventi passati. Sebbene questi sforzi siano spesso mossi in buona fede, con l’intenzione di “aiutare” il soggetto, nella stragrande maggioranza dei casi i tentativi di richiamare alla memoria ricordi inaccessibili, genera rabbia e frustrazione.
Sensazione di solitudine e mancanza di interazioni sociali
Il morbo di Alzheimer annovera l’isolamento sociale sia fra i sintomi ricollegabili alla patologia, sia fra le manifestazioni conseguenti alla stessa. Se in un primo momento gli effetti della malattia possono portare allo sviluppo di tratti depressivi, che solitamente disincentivano la partecipazione sociale, al progredire della malattia le interazioni diventano situazioni di difficile gestione, che possono risultare particolarmente impegnative per il soggetto in difficoltà. L’isolamento che spesso ne consegue, tuttavia, ha effetti deleteri sulla psicologia del paziente.
Saper gestire la rabbia in un paziente affetto da una malattia neurodegenerativa, può portare ad un sensibile miglioramento dello stato mentale del soggetto e scongiurare situazioni potenzialmente pericolose. Un malato di Alzheimer aggressivo può rappresentare un rischio per sé stesso e per le persone vicine, ed è quindi importante aiutarlo ritrovare la serenità quanto prima.
Quali sono le strategie migliori per eliminare gli elementi di disturbo e favorire il ritorno alla tranquillità? Distrarre un malato di Alzheimer può essere una strategia efficace? In che modo si può aiutare il soggetto a ritrovare il suo equilibrio psicologico?
Utilizzare un tono rassicurante
Raramente un tono di voce che trasmetta rabbia, inquietudine o infastidimento potrà favorire il ritorno alla calma in un soggetto affetto da Alzheimer. Allo stesso modo, tentare di dare una spiegazione che richieda uno sforzo cognitivo al di là delle sue possibilità non produrrà i risultati sperati, ma potrebbe portare ad un peggioramento dello stato emotivo del paziente. In ogni situazione, il confronto con un soggetto affetto da Alzheimer in un momento di rabbia o agitazione, deve avvenire con una comunicazione verbale e non verbale che trasmetta le stesse sensazioni che desideriamo far provare al paziente. Parlare lentamente, con tono rassicurante, facendo attenzione a scandire le parole, e con movimenti del corpo lenti e contenuti, può risultare molto efficace.
Adattare il vocabolario alle possibilità cognitive del soggetto
Fra i motivi di agitazione nei soggetti affetti da malattie neurodegenerative che compromettano le abilità cognitive dei pazienti, vi è la mancata comprensione della situazione e il confronto con input che non riescano ad elaborare. Rivolgersi ad un malato di Alzheimer adottando un vocabolario ricco e complesso, può generare l’effetto opposto a quello desiderato. Se si vuole favorire il ritorno alla calma, è consigliabile tentare di parlare al paziente utilizzando frasi semplici, con periodi brevi, parole a lui comuni, ed utilizzando le negazioni solo laddove strettamente necessario. Essere pazienti è di cruciale importanza nell’assistenza ad una persona in difficoltà, e in alcuni casi può essere necessario ripetere ciò che si è detto molte volte.
Creare delle routine in un contesto conosciuto
La familiarità è sinonimo di semplicità e di facile gestione. Nell’assistenza a pazienti affetti da Alzheimer, capita non di rado che soggetti con funzionalità cognitive significativamente ridotte siano in grado, seppur in modo limitato, di svolgere alcuni compiti ed attività precedenti alla diagnosi. Se la creazione di nuove routine può risultare difficoltosa in uno stadio avanzato della malattia, l’adozione delle vecchie abitudini può consentire al terapeuta intervenire in modo efficace sullo stato mentale del paziente.
Per aiutare un soggetto affetto da Alzheimer, il curante può porre ai suoi cari alcune domande per raccogliere informazioni utili a ricreare, seppur marginalmente, le abitudini del soggetto prima della diagnosi.
Se il paziente era solito passeggiare all’aria aperta, l’assistente può valutare la possibilità di accompagnare il soggetto negli stessi luoghi in cui era solito recarsi prima della diagnosi, così da immergerlo in un ambiente familiare. Qualora il soggetto non fosse in condizioni di sostenere un tale sforzo, è possibile utilizzare delle fotografie o degli oggetti conosciuti per migliorare lo stato mentale ed emotivo del paziente.
L’assistenza medica a pazienti affetti da condizioni neurodegenerative può risultare psicologicamente impegnativa. Non è raro, infatti, che il servizio di sostegno possa portare a situazioni di forte stress, che se non trattato può potenzialmente degenerare in psicopatologie ansiogene o a veri e propri burnout. Se il curante si ritrova a fare esperienza di stress su base regolare, in relazione al proprio ruolo di assistente, è bene che faccia tutto il possibile per diminuirne il carico a tutelare il suo equilibrio psicologico.
I soggetti in stato di bisogno, soprattutto nel caso di patologie che interferiscono con l’elaborazione degli stimoli interni ed esterni, possono maturare stati di agitazione anche in risposta a quelli del care-giver. Prestare quindi assistenza a questi pazienti in situazioni di stress, può risultare controproducente. Nelle strutture più quotate, il personale addetto all’assistenza dei soggetti in situazioni di fragilità fisica o psicologica, è soggetto ad un’attenta turnazione pensata per allontanare il rischio di stress e burnout.
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