Palexia contiene tapentadolo, un analgesico oppioide con attività sui recettori μ e sulla ricaptazione della noradrenalina. Le indicazioni e lo schema di assunzione dipendono dalla formulazione. Può causare sonnolenza, depressione respiratoria, sovradosaggio, dipendenza fisica e disturbo da uso di oppioidi; dose e durata devono essere definite e rivalutate dal medico.
Il tapentadolo è un analgesico oppioide usato per alcune forme di dolore da moderato a severo quando è necessario un oppioide. Indicazione, età autorizzata e schema di assunzione dipendono dalla formulazione: le compresse a rilascio immediato e quelle a rilascio prolungato non sono intercambiabili senza una valutazione medica.
Nel dolore neuropatico diabetico gli oppioidi non sono in genere una prima scelta. In gravidanza, allattamento, insufficienza epatica o renale e nei pazienti con problemi respiratori occorre una valutazione specifica. Le compresse a rilascio prolungato vanno ingerite intere e non devono essere frantumate o masticate.
Gli effetti indesiderati più comuni comprendono nausea, vertigini, sonnolenza, cefalea, stitichezza, vomito, prurito, aumento della sudorazione ed eruzioni cutanee. Possono comparire anche disturbi dell’attenzione, confusione, alterazioni dell’umore, difficoltà urinarie o variazioni della frequenza cardiaca.
Tra i rischi gravi vi sono depressione respiratoria, convulsioni, perdita di coscienza e reazioni allergiche importanti. Chiamare subito il 112 in caso di respiro molto lento o superficiale, mancato risveglio, collasso, convulsioni o gonfiore del volto o della gola.
Il tapentadolo può compromettere vigilanza e capacità di guidare, soprattutto all’inizio della terapia, dopo variazioni di dose o insieme ad alcol e sedativi. Un effetto indesiderato va discusso con il medico o il farmacista; la dose non deve essere modificata autonomamente.
Dose, intervallo e limite giornaliero dipendono dalla formulazione e dalla situazione clinica. Il valore indicato per un prodotto non va applicato a un altro e non costituisce una soglia sicura di sovradosaggio. Non aumentare la dose, non aggiungere dosi “al bisogno” alle formulazioni a rilascio prolungato e non effettuare conversioni fra oppioidi senza prescrizione.
Effetti collaterali dell’ossicodone e rischi di sovradosaggio
Segni possibili di sovradosaggio sono pupille molto piccole, vomito, sonnolenza estrema, mancato risveglio, respiro lento o assente, collasso, convulsioni e coma. In caso di sospetto chiamare subito il 112; somministrare naloxone disponibile secondo le istruzioni, non lasciare sola la persona e non provocare il vomito. L’effetto del naloxone può durare meno di quello dell’oppioide.
L’uso ripetuto può causare dipendenza fisica anche alle dosi prescritte. La sospensione brusca può provocare astinenza, con sintomi quali irrequietezza, ansia, insonnia, sudorazione, dolori muscolari, crampi addominali, nausea, vomito o diarrea. La riduzione va concordata e adattata individualmente con il medico.
Alcol, benzodiazepine, altri oppioidi, sonniferi, barbiturici, alcuni antipsicotici e antistaminici sedativi possono aumentare il rischio di sonnolenza profonda, depressione respiratoria, coma e morte. Anche gabapentin e pregabalin possono aumentare il rischio di sovradosaggio e problemi respiratori. Evitare l’alcol durante il trattamento.
Il tapentadolo può provocare convulsioni e aumentare il rischio con farmaci che abbassano la soglia convulsiva. Insieme a medicinali serotoninergici, inclusi alcuni antidepressivi, sono stati segnalati casi di sindrome serotoninergica. Agitazione, sudorazione intensa, febbre, rigidità, tremore, riflessi accentuati o movimenti muscolari ritmici involontari richiedono una valutazione urgente.
Gli inibitori delle monoamino-ossidasi (IMAO) rappresentano un’interazione particolarmente importante. Prima di iniziare, sospendere o associare qualsiasi medicinale, compresi prodotti da banco e fitoterapici, è necessario verificare con il medico o il farmacista.
L’uso ripetuto di tapentadolo può portare a tolleranza, dipendenza fisica e disturbo da uso di oppioidi. Una dose più alta e una maggiore durata possono aumentare il rischio, ma la dipendenza fisica è un adattamento dell’organismo e non equivale automaticamente a una dipendenza patologica.
Perdita di controllo, desiderio intenso, uso diverso da quello prescritto o prosecuzione nonostante conseguenze negative richiedono una valutazione clinica non giudicante. Sonnolenza, stitichezza o sintomi di astinenza, da soli, non dimostrano un disturbo da uso di oppioidi.
Se il trattamento non è più necessario, il medico può proporre una riduzione graduale e personalizzata. Quando è presente un disturbo da uso di oppioidi, il supporto può essere ambulatoriale o residenziale in base ai rischi e agli obiettivi della persona; l’assistenza non deve essere rimandata fino a una completa “disintossicazione”.


