- L’anedonia è l’incapacità, totale o parziale, di provare soddisfazione, appagamento, piacere, gratificazione o interesse nelle attività che il soggetto considerava piacevoli.
- Non si tratta di una vera e propria patologia, ma di un sintomo che può essere indice di malattie psichiatriche e fisiche di varia entità.
- Tale sintomo diventa particolarmente preoccupante quando provoca un appiattimento emotivo ed affettivo che si estende a tutti gli ambiti della vita del soggetto.
L’anedonia è l’incapacità, totale o parziale, di provare soddisfazione, appagamento, piacere, gratificazione o interesse nelle attività che il soggetto considerava piacevoli. Non si tratta di una vera e propria patologia, ma di un sintomo che può essere indice di malattie psichiatriche e fisiche di varia entità. Tale sintomo diventa particolarmente preoccupante quando provoca un appiattimento emotivo ed affettivo che si estende a tutti gli ambiti della vita del soggetto.
Proprio perché può essere indice di patologie più severe, come la depressione, la schizofrenia, i disturbi dell’umore o di personalità, non va assolutamente sottovalutato. Al contrario, è necessario rivolgersi al proprio medico o psicologo quanto prima, ossia non appena compaiono i primi segnali. Continua a leggere per sapere cos’è l’anedonia, da cosa è causata e come viene trattata.
Con il termine anedonia si definisce l’incapacità di provare interesse o piacere, totale o parziale,nello svolgimento di attività che un tempo l’individuo reputava gratificanti e soddisfacenti. Questa mancanza di piacere può coinvolgere uno o più ambiti, come il cibo, il sesso, le esperienze somato-sensoriali, il sonno, le interazioni sociali, le relazioni interpersonali e quant’altro. Il significato di anedonia deriva dal greco, dal prefisso negativo “an” e “hēdonē”, ossia piacere.
Il termine è stato coniato per la prima volta alla fine dell’800 (1896) dallo psicologo francese Théodule-Armand Ribot, che definì l’anedonia come “l’incapacità patologica di provare piacere in qualsiasi sua forma”. Si tratta, quindi, di una forma di appiattimento emotivo ed affettivo, che può essere indice di una serie di patologie psichiatriche, come la depressione o la schizofrenia, o rappresentare un effetto collaterale di alcuni psicofarmaci, come gli antidepressivi e gli antipsicotici.
Oltre alla mancanza di piacere e all’incapacità di provare interesse o appagamento a livello emotivo e psicologico, l’anedonia può influire negativamente sul carattere, la volontà e, in generale, la vita del soggetto. Inoltre, può comportare diversi sintomi, quali:
- Perenne senso di malinconia;
- Appiattimento emotivo e affettivo;
- Provare poche o nessuna emozione durante la giornata;
- Tendenza all’isolamento sociale;
- Sentimenti di rabbia;
- Sintomi ansiosi o depressivi.
Disclaimer: le informazioni fornite non sono da considerarsi esaustive.
Le cause specifiche dell’anedonia sono tuttora sconosciute. Gli esperti hanno ragione di credere che l’eziologia del disturbo sia di natura multifattoriale. Ciò significa che potrebbero essere coinvolti più fattori, come quelli genetici, ambientali, culturali e sociali. Secondo recenti studi, sembrerebbe che l’anedonia sia una conseguenza del malfunzionamento delle vie dopaminergiche. In tal senso, la mancanza di piacere sarebbe correlata ad una qualche disfunzione di un neurotrasmettitore, la dopamina, coinvolto nei sistemi di ricompensa.
Come già menzionato, l’anedonia può essere sintomo di numerose patologie psichiatriche, come la depressione maggiore, la schizofrenia, i disturbi dell’umore e quelli di personalità con manifestazioni psicotiche, e condizioni fisiologiche o degenerative, come la demenza. In alcuni casi, è correlata all’alcolismo e all’abuso di sostanze stupefacenti.
Tra le possibili cause dell’anedonia, in base alla frequenza con cui si manifestano, ricordiamo:
- Cause comuni:
- Autismo;
- Demenza vascolare;
- Distimia;
- Disturbo bipolare;
- Disturbo ciclotimico;
- Schizofrenia;
- Sindrome di Asperger.
- Cause più rare:
- Depressione maggiore;
- Disturbo di personalità borderline;
- Disturbo post-traumatico da stress;
- Malattia di Huntington;
- Morbo di Parkinson.
Disclaimer: le informazioni fornite non sono necessariamente esaustive.
Tra i principali fattori di rischio che possono causare l’insorgenza dell’anedonia, vi sono:
- Traumi e maltrattamenti infantili;
- Crescere in un contesto familiare di deprivazione emotiva;
- Tratti di personalità di pessimismo e autocritica;
- Storia personale di disturbi mentali;
- Predisposizione genetica, quindi avere un familiare stretto che soffre del medesimo disturbo o di altre malattie mentali;
- Storia di abuso di sostanze (alcol, droghe, farmaci ecc.);
- Presenza di una malattia fisica grave o cronica;
- Sperimentare una forma cronica di stress.
Disclaimer: l’elenco proposto non è da considerarsi esaustivo.
A seconda dell’ambito in cui si riscontra una mancanza di piacere, l’anedonia può distinguersi in:
- Anedonia sociale: si verifica quando il soggetto presenta un marcato disinteresse verso le situazioni sociali e le relazioni interpersonali. L’individuo, quindi, tende ad evitare qualsiasi contatto con gli altri, il che lo porta – a lungo andare – all’isolamento sociale.
- Anedonia fisica: si verifica quando il soggetto manifesta disinteresse e assenza di piacere legati al cibo, al dormire e a qualsiasi altra attività. L’individuo, quindi, presenta mancanza totale di desideri, stimoli e interessi.
- Anedonia sessuale: si verifica quando il soggetto manifesta disinteresse per qualsiasi attività di tipo sessuale, come l’atto sessuale di per sé, la masturbazione, le fantasie erotiche e quant’altro.
Occorre fare un’altra distinzione, che riguarda:
- Anedonia primaria, che si manifesta in pazienti depressi;
- Anedonia secondaria o introversa, che compare in soggetti che soffrono di schizofrenia.
Disclaimer: le informazioni fornite potrebbero non essere esaustive.
Come già accennato precedentemente, l’anedonia può essere indice di patologie più gravi. In tal senso, figura come sintomo comune di diverse malattie psichiatriche e non, quali:
- Disturbi dello spettro autistico;
- Depressione;
- Distimia;
- Disturbo bipolare;
- Disturbo ciclotimico;
- Disturbo di personalità borderline;
- Disturbo post-traumatico da stress;
- Morbo di Parkinson;
- Disturbo da abuso di sostanze;
- Disturbi alimentari;
- Disturbo da dolore cronico;
- Schizofrenia.
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L’anedonia è considerata uno dei sintomi principali della depressione. Infatti, alcuni studi hanno dimostrato che i soggetti depressi, rispetto a quelli sani, presentano una reattività emotiva alterata agli stimoli positivi. Questo li spinge a valutare le esperienze quotidiane o qualsiasi altra attività come meno piacevole. Inoltre, altri studi clinici hanno evidenziato un altro tipo di anedonia nei soggetti depressi, ossia l’anedonia anticipatoria e motivazionale. Sembrerebbe, infatti, che coloro che soffrono di depressione reputino le esperienze future come poco piacevoli (ancora prima di viverle) e che siano meno motivati a cercare ricompense in esse.
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Anche nel quadro clinico della schizofrenia, l’anedonia figura come sintomo comune. Anche in questo caso, sembrerebbe essere presente l’anedonia anticipatoria e motivazionale. Per quanto riguarda l’associazione di anedonia e schizofrenia, la comunità scientifica si trova divisa. Infatti, alcuni esperti considerano l’anedonia come sintomo primario e duraturo della schizofrenia, una sorta di marker della patologia. Altri, invece, rifiutano questa teoria e considerano l’anedonia come un fattore predisponente (quindi genetico) per l’insorgenza della patologia schizofrenica.
Vi è una sostanziale differenza tra l’anedonia che si manifesta in un quadro schizofrenico da quella che si presenta nei pazienti depressi:
- Depressione: l’anedonia insorge in un determinato momento. Negli stadi iniziali, per esempio, il soggetto lamenta l’incapacità di trarre piacere dalle attività che solitamente comportavano gratificazione;
- Schizofrenia: l’anedonia è costante nel tempo e non compare in una particolare fase della patologia.
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Attualmente non esiste un “anedonia test” o un esame in particolare per diagnosticare il disturbo. La diagnosi avviene in sede di colloquio con il proprio terapeuta (psicologo o psichiatra). Ponendo domande specifiche, l’esperto è in grado di determinare se il soggetto soffra o meno di anedonia. Una volta individuato il sintomo, lo specialista sottoporrà il paziente ad altri colloqui o esami per determinare l’origine del disturbo. Per esempio, dovrà valutare se l’anedonia è associata a depressione, disturbi dell’umore, schizofrenia o altre condizioni, per poi formulare il piano terapeutico più idoneo alla patologia da trattare.
Inoltre, lo specialista dovrà escludere eventuali cause fisiche, come l’uso di sostanze, carenze vitaminiche o problemi di origine tiroidea, come ipertiroidismo o ipotiroidismo, in quanto anch’essi possono contribuire ad aggravare i sintomi di patologie psichiatriche, come la depressione. Un altro metodo di valutazione può essere la scala del piacere Snaith-Hamilton. Durante questo test, lo specialista chiederà al paziente di esprimere il proprio giudizio riguardo alcune attività, per valutare la sua capacità edonica.
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Il trattamento dell’anedonia varia in base alla patologia o al disturbo da cui deriva. Perciò, per individuare la terapia adeguata è indispensabile formulare la corretta diagnosi. Per esempio, nel caso di anedonia che rientra nel quadro clinico della depressione, il trattamento prevede psicoterapia e terapia farmacologica (in genere, antidepressivi). Oppure in caso di anedonia sessuale, vengono indicati percorsi psicologici e terapie sessuologiche comportamentali, al fine di migliorare la conoscenza e la consapevolezza del proprio corpo, così da favorire un approccio sessuale e relazionale più sereno.
In linea generale, i trattamenti più comuni in caso di anedonia comprendono:
- Psicoterapia, come terapia individuale, terapia cognitivo-comportamentale, terapia di gruppo e quant’altro;
- Terapia farmacologica, nei disturbi che la richiedono, come depressione, schizofrenia, disturbi dell’umore, disturbi di personalità e quant’altro. A seconda della patologia da trattare, l’esperto può prescrivere, per esempio:
- Farmaci antidepressivi;
- Farmaci ansiolitici;
- Farmaci antipsicotici;
- Altri psicofarmaci.
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Nel caso in cui si manifesti una perdita di interesse nelle attività che prima davano piacere, è necessario rivolgersi al proprio medico e psicologo, in quanto l’anedonia potrebbe essere sintomo di una patologia più grave. Sarà, quindi, l’esperto a valutare le condizioni del paziente e, di conseguenza, fornire la cura e il trattamento più adatto.
D’altro canto, però, affiancati alla terapia consigliata dallo specialista, è possibile adottare alcuni comportamenti finalizzati alla stimolazione dei sistemi del piacere e della ricompensa. Per esempio, condurre uno stile di vita sano che prevede un’alimentazione varia ed equilibrata, dormire con regolarità (circa 8 ore a notte) e fare attività fisica qualche volta a settimana può aiutare a ritrovare l’equilibrio e il benessere psicofisico. A tal proposito, infatti, l’attività sportiva favorisce il rilascio di dopamina, indispensabile per il corretto funzionamento dei sistemi di ricompensa, piacere e motivazione.
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- National Library of Medicine: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3181880/
- Healthline: https://www.healthline.com/health/depression/anhedonia
- Psicologo Spinelli: https://www.psicologospinelli.it/articoli/diagnosi-sintomi-trattamento-anedonia/
- Pazienti.it: https://www.pazienti.it/contenuti/sintomi/anedonia
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