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Come Riconoscere uno Schizofrenico

La schizofrenia è un disturbo mentale che si manifesta con alterazioni della sfera emotiva, psicologica, cognitiva e comportamentale dell’individuo affetto dalla condizione.

Revisionato clinicamente daDr. Sarah Boss, MD
Residenza in pietra con piscina, prato e palme

Sintesi rapida

  • La schizofrenia può alterare emozioni, pensiero, percezione e comportamento, manifestandosi con allucinazioni, convinzioni persecutorie, linguaggio disorganizzato e difficoltà cognitive.
  • Apatia e difficoltà cognitive possono comparire in più disturbi; anche la depressione grave può includere psicosi. Età, paranoia o consapevolezza non bastano per distinguere le diagnosi.
  • Il trattamento varia secondo sintomi e condizioni individuali; in presenza di segnali preoccupanti, familiari e persone vicine possono consultare un professionista della salute mentale.

La schizofrenia è un disturbo mentale che si manifesta con alterazioni della sfera emotiva, psicologica, cognitiva e comportamentale dell’individuo affetto dalla condizione. Disturbo grave potenzialmente invalidante, che porta ad un’errata interpretazione della realtà circostante, la schizofrenia può manifestarsi con una lunga lista di sintomi, che solitamente includono allucinazioni, paranoia, e disordini del pensiero e della parola.

L’incidenza della schizofrenia non presenta tratti dati trasversali, ma sembra risentire sensibilmente di molti fattori (genetici ed ambientali). I paesi industrializzati presentano un’incidenza maggiore. Si stima che una percentuale compresa fra lo 0,3 e lo 0,7% della popolazione riceverà nel corso della propria vita una diagnosi di schizofrenia. 

Nel solo 2017, l’Organizzazione Mondiale della sanità ha riportato un numero di nuovi casi di poco superiore al milione, mentre nel 2019 erano circa 20 milioni i pazienti affetti da questo disturbo in tutto il mondo. La schizofrenia esordisce spesso nella tarda adolescenza o nella prima età adulta, mediamente prima nei maschi, ma può manifestarsi anche dopo i 30 o 40 anni. L’età non consente di escluderla e non implica la scomparsa del disturbo. 

Fra i fattori di rischio che al momento si ritengono possano giocare un ruolo importante nello sviluppo di questo disturbo, troviamo: fattori ereditari (un genitore o un parente stretto schizofrenico); utilizzo di cannabis in età adolescenziale; l’età dei genitori al momento della nascita; scarsa nutrizione durante la gestazione. L’incidenza delle schizofrenia non presenta tratti dati trasversali, ma sembra risentire sensibilmente di molti fattori (genetici ed ambientali). I paesi industrializzati presentano un’incidenza maggiore.

 Si stima che una percentuale compresa fra lo 0,3 e lo 0,7% della popolazione riceverà nel corso della propria vita una diagnosi di schizofrenia. Nel solo 2017, l’Organizzazione Mondiale della sanità ha riportato un numero di nuovi casi di poco superiore al milione, mentre nel 2019 erano circa 20 milioni i pazienti affetti da questo disturbo in tutto il mondo. 

La schizofrenia esordisce spesso nella tarda adolescenza o nella prima età adulta, mediamente prima nei maschi, ma può manifestarsi anche dopo i 30 o 40 anni. L’età non consente di escluderla e non implica la scomparsa del disturbo. 

Fra i fattori di rischio che al momento si ritengono possano giocare un ruolo importante nello sviluppo di questo disturbo, troviamo: 

  • fattori ereditari (un genitore o un parente stretto schizofrenico); 
  • utilizzo di cannabis in età adolescenziale; 
  • l’età dei genitori al momento della nascita; 
  • scarsa nutrizione durante la gestazione

Contrariamente a quanto si tende a pensare, il disturbo schizofrenico non è necessariamente da intendersi come di carattere cronico ed irreversibile. Gli studi effettuati sui follow up successivi alle diagnosi di schizofrenia, hanno rilevato una percentuale di “miglioramenti significativi o totale scomparsa dei sintomi senza ricadute” di circa il 50%. In ogni caso, la convivenza con questo disturbo può portare a molte difficoltà da un punto di vista interpersonale e lavorativo. I pazienti affetti da schizofrenia presentano, se comparati alla popolazione generale, tassi più elevati di disoccupazione e un reddito significativamente più basso.

I cambiamenti di pensiero, percezione o comportamento possono essere notati dalla persona stessa o da chi le è vicino, ma non identificano da soli la schizofrenia. I segnali variano e richiedono una valutazione professionale.

Questo disturbo mentale può presentarsi con una lunga lista di possibili sintomi che al momento della valutazione psichiatrica vengono divisi in sintomi positivi e sintomi negativi. Fra le manifestazioni sintomatologiche “positive”, troviamo sintomi che non fanno parte dell’esperienza quotidiana del soggetto affetto da schizofrenia, ma che si manifestano durante un episodio psicotico. Fra questi sintomi possiamo trovare: allucinazioni, disturbi del pensiero e della parola (pensieri e discorsi sconnessi, che a volte possono sfociare nella proverbiale “insalata di parole”. Le allucinazioni sono solitamente di natura uditiva, durante le quali il soggetto ha la percezione di udire voci che si rivolgono direttamente ad esso. 

Tuttavia, le allucinazioni possono anche essere di natura tattile, visiva, olfattiva e gustativa, e solitamente si manifestano all’interno di un contesto psicotico.  Il soggetto in fase psicotica avrà solitamente matura delle convinzioni bizzarre o persecutorie, come la convinzione che qualcuno stia inserendo pensieri all’interno della sua testa, I differenza dei sintomi negativi, solitamente meno responsivi alla terapia medica, i sintomi positivi rispondono molto bene agli interventi farmacologici.

Fra i sintomi negativi troviamo manifestazioni a carattere cronico, che tendono a far parte della quotidianità esperita dal soggetto schizofrenico.

I soggetti affetti da schizofrenia possono mostrare delle manifestazioni sia emotive che cognitive di diversa gravità. Fra le più comuni, troviamo: anedonia, o incapacità di provare piacere. Sintomo molto comune anche fra chi è affetto da depressione, l’anedonia si manifesta con l’incapacità di trarre piacere da qualsiasi attività, anche da quelle precedentemente ritenute piacevoli. Alogia, o povertà di linguaggio. Il paziente affetto da alogia tende ad esprimersi utilizzando periodi brevi e spesso sconnessi, utilizzando un vocabolario limitato. Asocialità. Tratto caratteristico delle persone affette da schizofrenia è il mancato desiderio di stringere legami e formare relazioni. Apatia, intesa come la mancanza di qualsiasi tipo di motivazione. Ad oggi, si ritiene che l’apatia e l’anedonia sia da imputare ad uno squilibrio del normale funzionamento del sistema dopaminico, alla base dei processi di “ricompensa”.

I deficit cognitivi sono fra i sintomi più comuni nei pazienti affetti da schizofrenia, e in particolare tendono ad esserlo nelle fasi prodromiche della malattia. Non è raro che si manifestino anni prima della diagnosi attuale, con comparsa nell’infanzia o nella prima adolescenza. Solitamente, le difficoltà cognitive tendono a peggiorare durante gli episodi psicotici, ma questo aggravamento tende a rientrare una volta superata la fase acuta.

Il trattamento della schizofrenia può variare sensibilmente da paziente a paziente, ed è solitamente elaborato in base alla sintomatologia (estensione, gravità, età d’insorgenza). I soggetti che ricevono un trattamento precoce possono rispondere a dosi sensibilmente ridotte di antipsicotici, rispetto a chi non riceve aiuto se non dopo la cronicizzazione dei disturbi. I farmaci d’elezione per il trattamento della schizofrenia sono gli antipsicotici, che andando a rimodulare il neurotrasmettitore dopamina, riducono la sintomatologia.

Riconoscere cambiamenti preoccupanti e favorire una valutazione precoce può migliorare l’outcome. Non occorre attendere un peggioramento: il professionista valuterà le possibili cause e il trattamento appropriato, senza presumere che ogni segnale iniziale evolva in schizofrenia.

Apatia, perdita di piacere e difficoltà cognitive possono comparire in condizioni diverse. Anche una depressione grave può accompagnarsi a deliri o allucinazioni. La diagnosi differenziale richiede una valutazione clinica che consideri l’umore, la durata dei sintomi, sostanze e medicinali assunti e possibili cause mediche.

La comparsa di paranoia o altri sintomi psicotici merita una valutazione tempestiva, ma non permette da sola di diagnosticare la schizofrenia.

A differenza dell’ansia, che si manifesta con una sensazione di marcata preoccupazione spesso generalizzata, ma solitamente costruita attorno a scenari possibili seppur improbabili:

Ho paura di essere gravemente malato

Temo che possa scoppiare una guerra

Mi preoccupa molto il fatto di poter restare coinvolto in un incidente stradale

Convinzioni persecutorie o insolite possono presentarsi in più condizioni. Gli esempi seguenti non bastano per diagnosticare la schizofrenia, né dimostrano da soli che una preoccupazione sia infondata:

Sono convinto che il mio vicino di casa mi stia spiando

Credo che i miei familiari stiano organizzando un complotto contro di me

La consapevolezza dei sintomi varia: alcune persone con schizofrenia riconoscono le proprie difficoltà, mentre altre possono non riconoscerle. Conservare consapevolezza non esclude una psicosi e la sua assenza non identifica una diagnosi specifica.

La tendenza a normalizzare un cambiamento, per esempio dicendo sì, sto uscendo meno spesso ultimamente, ma sono concentrato sul mio lavoro, non distingue depressione e schizofrenia. Neppure il grado di certezza nelle proprie convinzioni sostituisce la valutazione clinica.

La tipologia di intervento varia a seconda delle condizioni psicofisiche del soggetto. Se si sospetta che una persona cara possa star sviluppando una sintomatologia assimilabile alla condizione schizofrenica, si può consultare un professionista dell’igiene mentale per farsi consigliare in merito a quale approccio utilizzare. 

È utile esprimere le proprie preoccupazioni con rispetto e proporre una valutazione professionale. In caso di confusione improvvisa, grave compromissione dei bisogni di base o pericolo immediato per sé o altri, chiamare il 112. L’équipe sanitaria valuterà l’urgenza e il livello di assistenza necessario, coinvolgendo la persona per quanto possibile.

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01

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02

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