«Evitamento affettivo» è un’espressione informale usata per descrivere il disagio legato alla vicinanza emotiva o la tendenza ad allontanarsi nelle relazioni. Non è una diagnosi formale di salute mentale. Desiderare del tempo per sé, non volere una relazione o porre un limite non dimostra la presenza di un disturbo.
La domanda utile è se uno schema ricorrente provochi sofferenza o impedisca alla persona di avere le relazioni che desidera. Per comprendere questo schema occorre prestare attenzione alle scelte e alle circostanze della persona, senza presumere una paura nascosta o una particolare storia infantile.
La distanza può avere significati diversi
Una persona può avere dubbi su una relazione, aver bisogno di maggiore indipendenza, sentirsi sopraffatta dai conflitti o avere difficoltà a esprimere le emozioni. Potrebbe anche reagire a pressioni o a una situazione non sicura. Il partner non può determinarne il motivo basandosi soltanto sul silenzio o su una minore manifestazione di affetto.
Quando comunicare è sicuro, si può chiedere chiarimento su un cambiamento specifico: «Ultimamente abbiamo trascorso meno tempo insieme. Come ti senti al riguardo?». Una risposta sincera può rivelare aspettative diverse, anziché un problema psicologico. Nessuno dei due è obbligato ad accettare un’intimità indesiderata per dimostrare di tenere all’altro.
Il contributo della ricerca sull’attaccamento
La ricerca sull’attaccamento adulto esamina le aspettative relative a vicinanza, sostegno e indipendenza. L’evitamento e l’ansia sono spesso studiati come dimensioni, non come categorie permanenti. Le esperienze precedenti possono avere un ruolo, ma non determinano inevitabilmente le relazioni adulte. La panoramica delle ricerche di R. Chris Fraley illustra questo quadro teorico e i suoi limiti.
«Dipendente affettivo», «anoressia emotiva» e «personalità evitante in amore» non dovrebbero essere usati come diagnosi. I primi due termini possono confondere la sofferenza relazionale con condizioni cliniche distinte. Dalla preferenza di una persona per la distanza non si dovrebbe dedurre una storia di abusi, problemi con le sostanze o una malattia mentale di un genitore.
Comprendere la dinamica di ricerca di vicinanza e ritiro
In alcune relazioni, una persona cerca più contatto mentre l’altra si ritrae, e ciascuna risposta accresce il disagio dell’altra. Si tratta di una possibile dinamica di interazione, non di un ciclo prevedibile seguito da tutte le coppie. I ruoli possono cambiare a seconda delle situazioni. Questo non dimostra che una persona tema segretamente l’intimità e l’altra tema segretamente l’abbandono.
Si può provare a descrivere la sequenza senza etichette: «Quando invio diversi messaggi, senti una pressione e smetti di rispondere; allora io mi preoccupo di più». Se entrambe le persone desiderano lavorarci, possono concordare modalità di contatto sostenibili e un modo per chiedere spazio senza lasciare l’altra persona nell’incertezza a tempo indeterminato.
Passi pratici per chi desidera una maggiore vicinanza
- Osservare le situazioni in cui ci si allontana e ciò di cui si ha bisogno in quel momento.
- Esercitarsi a descrivere un’emozione o una preferenza a una persona di fiducia.
- Scegliere un piccolo passo volontario verso la vicinanza, anziché forzarsi a confidarsi.
- Ricorrere alla scrittura, all’arte o a un’altra attività riflessiva, se aiuta a riconoscere le emozioni.
- Valutare se la relazione consente il disaccordo e rispetta i propri limiti.
Riflettere sulle esperienze passate può essere utile, ma non è necessario trovare un evento infantile nascosto per spiegare il presente. È opportuno interrompere qualsiasi esercizio che risulti emotivamente sopraffacente e valutare un sostegno professionale.
Se nella coppia si desidera maggiore vicinanza
È utile formulare una richiesta chiara e ascoltare la risposta. Si può rispettare il bisogno di spazio dell’altra persona e, al contempo, valutare se la relazione soddisfa le proprie esigenze. Cercare ripetutamente il contatto con qualcuno che lo ha rifiutato non è un esercizio sull’attaccamento: il limite posto da quella persona va rispettato.
Non si può indurre un’altra persona a intraprendere un trattamento o a diventare più affettuosa. È importante osservare la disponibilità e i comportamenti mantenuti nel tempo, anziché interpretare ogni allontanamento come prova di un desiderio segreto di maggiore intimità.
Quando un sostegno può essere utile
Un terapeuta qualificato può aiutare a esplorare la sofferenza ricorrente, la comunicazione e gli obiettivi relazionali. Quando indicato, una valutazione può prendere in considerazione anche depressione, ansia, traumi o altre difficoltà. I farmaci possono trattare una condizione diagnosticata separatamente, ma non esiste un farmaco specifico per l’«evitamento affettivo». La durata del trattamento dipende dai bisogni; non si tratta necessariamente di una battaglia che dura anni.
In presenza di minacce, sorveglianza, coercizione o violenza, è importante rivolgersi a un servizio di sostegno riservato per la violenza domestica prima di intraprendere una consulenza di coppia o un confronto diretto. In una relazione non sicura, la distanza può avere una funzione protettiva. In caso di pericolo immediato è necessario chiedere aiuto ai servizi di emergenza locali.
Gli schemi relazionali possono cambiare?
La ricerca documenta sia stabilità sia cambiamenti nell’attaccamento adulto. Uno studio longitudinale ha riscontrato differenze individuali sostanziali. Un obiettivo utile è una maggiore libertà di scegliere la vicinanza e i propri limiti, senza promettere che ogni relazione proseguirà o che ogni preferenza cambierà.


