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Abuso reattivo

L’abuso reattivo è una conseguenza dell’essere spinti al limite della propria sopportazione emotiva, che porta la vittima ad agire in modo aggressivo o, quantomeno, difensivo.  Sebbene il termine «abuso reattivo» suggerisca che il comportamento…

Revisionato clinicamente daDr. Sarah Boss, MD
Residenza in pietra con piscina, prato e palme

L’abuso reattivo è una conseguenza dell’essere spinti al limite della propria sopportazione emotiva, che porta la vittima ad agire in modo aggressivo o, quantomeno, difensivo. 

Sebbene il termine «abuso reattivo» suggerisca che il comportamento sia una reazione, è fondamentale precisare che queste reazioni non equivalgono a una condotta abusante continuativa. Sono invece il risultato di stress, manipolazione ed esaurimento emotivo, che fanno apparire la situazione più complicata di quanto sia.

Abuso reattivo è un termine comunemente utilizzato per indicare reazioni difensive o di sofferenza durante un abuso; non è una diagnosi né la prova che entrambe le persone condividano la responsabilità della dinamica abusante. Chi commette l’abuso può far arrabbiare la vittima, rivolgerle parole offensive o spingerla al limite, fino a indurla a reagire con violenza [1].

Chi commette l’abuso può a sua volta utilizzare questa reazione per giustificare le proprie azioni e far sembrare che sia la vittima ad aggredire. Il termine «reattivo» sottolinea che la vittima sta agendo soltanto in risposta all’abuso in corso.

Come funziona l’abuso reattivo?

Manipolazione: chi commette l’abuso cerca continuamente di suscitare una reazione nella vittima attraverso parole denigratorie, menzogne o giochi psicologici [1].

Reazione: a causa degli abusi continui, la vittima potrebbe reagire per difendersi o perché emotivamente sopraffatta.
Ribaltamento della colpa: chi commette l’abuso utilizza poi questa reazione per sostenere che sia la vittima ad avere un comportamento abusante, e può persino convincere altre persone a crederlo.

Rafforzamento del ciclo: questo può portare la vittima a sentirsi in colpa, a provare vergogna o a ritenersi responsabile del conflitto, perpetuando così l’abuso.

Questo meccanismo consente a chi commette l’abuso di dominare il partner presentandosi al contempo come vittima, confondendo così la vera vittima e portandola a mettere in dubbio la realtà della situazione.

Abuso reattivo, abuso attivo e reazioni eccessive: qual è la differenza?

Abuso attivo: si verifica quando chi commette l’abuso agisce consapevolmente in modo lesivo, sul piano verbale, emotivo o persino fisico, per ferire la vittima.

Abuso reattivo: è la reazione estrema della vittima a vessazioni costanti, che potrebbe sembrare un abuso se considerata isolatamente. Non è pianificata e il più delle volte nasce dalla rabbia o dalla disperazione.

Reazione eccessiva: indica una risposta esagerata a una determinata situazione, ma non significa che sia causata da abusi prolungati. Si distingue dall’abuso reattivo perché si riferisce all’intensità della reazione in circostanze ordinarie, mentre l’abuso reattivo si verifica in un contesto di abusi continui.

Come capire se si è vittima di abuso reattivo

Sentirsi provocati: le azioni o le parole di qualcuno fanno sentire costantemente al limite della sopportazione.

Reazioni insolite per la propria indole: si manifestano comportamenti che normalmente non si avrebbero, come urlare, singhiozzare o diventare violenti.

Ribaltamento della colpa: la persona che provoca finisce poi per accusare la vittima di essere responsabile dell’abuso, lasciandola in preda al senso di colpa o alla confusione.

Isolamento: si potrebbe iniziare a evitare le persone, pensando che tutti si schiereranno con chi commette l’abuso e crederanno alle sue accuse.

Manipolazione emotiva: si ha costantemente la sensazione di essere controllati, ma non si è più sicuri di ciò che è reale, poiché chi commette l’abuso agisce con grande astuzia.

Queste osservazioni, considerate come una semplice lista di riscontro, non possono stabilire di chi sia la responsabilità. È importante valutare la dinamica più ampia di potere, controllo, paura e sicurezza con un supporto specialistico riservato.

L’abuso reattivo è una strategia comune che le persone narcisiste utilizzano per mantenere il potere e dettare le condizioni dell’interazione. Alimentano la paura e l’incertezza, e il loro obiettivo principale è indurre la vittima a dubitare del proprio equilibrio mentale. 

Ecco come sono collegati:

Provocazione: le persone narcisiste sono molto abili nel provocare le proprie vittime e sanno come esasperarle.

Controllo: possono così mantenere uno stretto controllo sulla vittima, che è costretta a dipendere dalla persona narcisista per una reazione, rimanendo in una condizione di vulnerabilità.

Attribuzione della colpa: le persone narcisiste sono maestre della proiezione, ossia sono molto abili nello scaricare la responsabilità sugli altri. Inducono quindi la vittima a reagire, per poi sostenere che sia lei a commettere l’abuso.

Gaslighting: possono ricorrere a tecniche come il gaslighting, una forma di manipolazione con cui chi commette l’abuso porta la vittima a dubitare del proprio equilibrio mentale, facendola sentire ancora più confusa e in colpa [2].

Abuso reciproco e abuso reattivo

La presenza di aggressività da parte di entrambi i partner non dimostra una parità di potere, di controllo coercitivo o di responsabilità per l’abuso. Le reazioni difensive devono essere valutate nel contesto della relazione, considerando anche chi genera paura e controlla l’altra persona.

L’abuso reattivo, invece, si verifica quando una persona sottoposta continuamente ad abusi reagisce in modo eccessivo agli stimoli di chi li commette. La reazione della vittima può sembrare abusante, ma solitamente è una risposta ad abusi emotivi o fisici costanti. Una reazione isolata non può dimostrare una dinamica di abuso reciproco: contano la sicurezza e il quadro più ampio della coercizione.

Sul lavoro

Un responsabile sminuisce frequentemente un dipendente, ne svaluta il contributo e lo umilia davanti agli altri durante le riunioni. Il dipendente deve sopportare questa situazione per mesi, finché un giorno perde la calma e affronta il responsabile durante una riunione. Il responsabile segnala poi alle risorse umane che il dipendente è aggressivo ed è una persona con cui è difficile lavorare, attribuendogli così la colpa.

In ambito domestico

In una relazione, una persona svaluta costantemente l’altra e la porta a mettere in dubbio il proprio valore e il proprio equilibrio mentale. Dopo aver sopportato a lungo questa situazione, la vittima alza la voce o lancia qualcosa per la rabbia. Il partner che commette l’abuso racconta poi ad altre persone di subire abusi e utilizza lo sfogo per dare la falsa impressione di essere la vittima.

Bullismo scolastico

Uno studente viene vessato dai compagni, che lo prendono in giro e talvolta lo aggrediscono anche fisicamente. Un giorno lo studente attacca il bullo con un pugno o uno schiaffo. Il bullo riferisce poi all’insegnante che lo studente lo ha aggredito senza motivo, e lo studente viene punito.

L’abuso reattivo può essere facilmente scambiato per abuso attivo, ma nella maggior parte dei casi è una reazione a provocazioni o manipolazioni continue. È importante conoscerne le manifestazioni per riconoscere quando questa dinamica riguarda se stessi o un’altra persona.

Intensi scoppi emotivi

Rabbia improvvisa o furia: una persona che sviluppa reazioni di abuso reattivo può arrabbiarsi improvvisamente o andare facilmente su tutte le furie. Queste reazioni solitamente non sono proporzionate alla situazione presente, ma derivano dalla rabbia e dal dolore accumulati in episodi precedenti [2].

Pianto o crollo emotivo: la vittima può arrivare a piangere, sentendosi costantemente sotto forte pressione e sottoposta a ricatti emotivi. Questo può accadere dopo un’esposizione prolungata allo stress senza alcuna possibilità di alleviarlo.

Comportamento difensivo o aggressivo

Aggressività verbale: la vittima può manifestare aggressività verbale, usare parole offensive o iniziare a urlare. Si tratta perlopiù di un meccanismo di autodifesa che emerge quando ci si sente presi di mira o si sono subite ripetute vessazioni.

Reazioni fisiche: talvolta la vittima può reagire fisicamente, per esempio lanciando un oggetto contro chi commette l’abuso o spingendolo via. Queste reazioni non sono pianificate, ma derivano dalla sensazione di essere messi alle strette o minacciati [2].

Senso di colpa e confusione

Pentimento immediato: dopo la reazione, la vittima prova spesso senso di colpa o pentimento. Potrebbe chiedersi «Perché l’ho fatto?» o pensare «Non avrei dovuto dirlo in quel modo», anche se è stata provocata.

Dubitare della realtà: la vittima può iniziare a mettere in dubbio gli eventi accaduti e a pensare di essere lei a commettere l’abuso. Questo accade solitamente perché chi commette l’abuso riesce a confonderla e a scaricare su di lei la colpa.

Isolamento dagli altri

Evitare le interazioni sociali: si può iniziare a evitare amici e familiari per l’imbarazzo o perché chi commette l’abuso può convincere la vittima di essere il problema.

Paura di essere fraintesi: la vittima potrebbe pensare che gli altri non comprenderanno il suo comportamento e sosterranno l’aggressore, e che quindi rimarrà sola [1].

Stress cronico e ansia

Tensione costante: la vittima può sentirsi sempre sul filo del rasoio, costantemente tesa e in allerta, in attesa della prossima aggressione. Questo stress provoca sintomi fisici come mal di testa, disturbi di stomaco o difficoltà a dormire.

Ipervigilanza: la vittima può diventare estremamente sensibile a qualsiasi segnale proveniente da chi commette l’abuso per evitare ulteriori scontri; può rimanere costantemente in guardia. Questo stato di allerta può essere molto faticoso e portare all’esaurimento.

Tentativi di rimediare

Compensazione eccessiva: la vittima può persino fare di tutto per scusarsi o compensare chi le ha fatto del male, anche senza avergli arrecato alcuna offesa. Questo avviene solitamente nella speranza di evitare ulteriori conflitti o manipolazioni da parte dell’altra persona.

Compiacere l’altro: la vittima può iniziare a cercare di dare a chi commette l’abuso ciò che desidera, per evitare che si contrari o per suscitare una risposta diversa [3].

Interiorizzare la versione di chi commette l’abuso

Credere alle accuse: gradualmente, la vittima può iniziare ad accettare l’affermazione di chi commette l’abuso secondo cui sarebbe lei l’origine del problema. Questa interiorizzazione può ridurre l’autostima e il senso del proprio valore.

Mettere a tacere se stessi: la vittima può smettere di esprimere i propri bisogni o sentimenti, perché qualunque cosa faccia o dica verrà usata contro di lei. Questo può portare, per esempio, all’incapacità di provare emozioni o persino a una sensazione di distacco da tutto.

Diversi fattori possono portare all’abuso reattivo. Di seguito ne esaminiamo alcuni tra i più comuni:

Provocazioni prolungate

Critiche costanti: criticare o sminuire ripetutamente una persona ne indebolisce le difese psicologiche, portandola a perdere il controllo [2].

Manipolazione emotiva: alcune forme di manipolazione, come il gaslighting o il far sentire qualcuno in colpa per qualcosa che non ha mai fatto, inducono la persona a reagire in modo difensivo.

Umiliazioni ripetute: quando una persona è stata umiliata o messa in imbarazzo più volte, sviluppa rabbia e risentimento e può essere incline ad aggredire chi le ha fatto del male.

Sentirsi in trappola

Assenza di vie d’uscita: la vittima può sentire di non avere alcuna possibilità di liberarsi dall’aggressore, e la frustrazione può quindi portare all’aggressività.

Isolamento: talvolta, quando una persona è sola e non ha amici, familiari o alcun tipo di sostegno, il senso di disperazione aumenta e con esso l’intensità della reazione.

Sovraccarico emotivo

Stress accumulato: lo stress derivante da una situazione di abuso è cronico: anche un piccolo evento può provocare una reazione intensa, perché la persona è emotivamente sopraffatta.

Emozioni represse: una persona può anche essere portata a piangere o urlare dopo aver trattenuto a lungo i propri sentimenti.

Manipolazione da parte di chi commette l’abuso

Provocazione deliberata: per questo alcune persone che commettono abusi si impegnano a provocare una reazione nelle proprie vittime, così da poter sostenere che la vittima «se l’è cercata».

Gaslighting: quando chi commette l’abuso riesce a far dubitare la vittima della propria percezione della realtà, questa si sente confusa e frustrata, e ciò porta all’abuso reattivo.

Squilibrio di potere

Una persona sottoposta a controllo coercitivo può sentirsi intrappolata o impotente. Le risposte variano e non è necessaria alcuna reazione specifica per riconoscere che una persona ha subito un danno.

La responsabilità di interrompere l’abuso è della persona che lo commette. Un servizio riservato di sostegno per la violenza domestica può aiutare a definire un piano di sicurezza personalizzato; in caso di pericolo immediato, chiamare i servizi di emergenza locali. La regolazione emotiva e la definizione dei confini sono strumenti facoltativi per la sicurezza, non modi per garantire che un’altra persona smetta di commettere abusi.

Riconoscere i fattori scatenanti

Individuare gli schemi ricorrenti: osservare quando è probabile che chi commette l’abuso provochi e in che modo lo faccia. Riconoscere gli schemi ricorrenti può aiutare a pianificare la propria sicurezza, ma non rende la vittima responsabile di prevenire l’abuso.

Riconoscere le proprie emozioni: è importante osservare come ci si sente quando si viene provocati. Può essere utile riconoscere la rabbia, la frustrazione o il dolore per monitorare come questi sentimenti possano influenzare le azioni.

Esercitare la regolazione emotiva

Fermarsi prima di reagire: quando si è arrabbiati, non rispondere immediatamente, ma attendere un po’ prima di farlo. Questo può aiutare a non rispondere in un modo che potrebbe essere usato contro di sé in futuro.

Respirazione profonda: un’altra tecnica consiste nel fare respiri profondi per aiutare la mente e il corpo a rilassarsi, soprattutto quando occorre rispondere con calma.

Tecniche di consapevolezza: la pratica della consapevolezza è un valido modo per non lasciarsi trascinare dalle emozioni legate alla situazione. Questo può contribuire a ridurre la probabilità di una reazione intensa.

Definire i propri confini

Comunicazione chiara: parlare dei propri confini soltanto quando ci si sente al sicuro. Affrontare una persona abusante può aumentare il pericolo; una figura specializzata nel sostegno alle vittime può aiutare a valutare opzioni più sicure senza richiedere un confronto diretto.

Limitare le interazioni: se possibile, cercare di ridurre al minimo il tempo trascorso con la persona che suscita rabbia. Questo può contribuire a limitare le situazioni in cui può provocare una reazione [3].

Distanza fisica: prendere le distanze può aiutare soltanto quando è sicuro farlo; allontanarsi non è sempre possibile o sicuro. Seguire un piano di sicurezza personalizzato.

Cercare sostegno

Parlare con amici o familiari fidati: raccontare gli episodi a qualcuno che si conosce può aiutare a inquadrarli meglio e a gestire le proprie risposte.

Aiuto professionale: una figura specializzata nel sostegno alle vittime di violenza domestica o un professionista clinico con un approccio sensibile al trauma può sostenere la sicurezza, il recupero e le scelte della persona. La terapia rivolta a chi ha subito abusi non può garantire che la persona abusante cambi.

Gruppi di sostegno: si raccomanda di partecipare a un gruppo per persone che hanno subito abusi, poiché possono condividere consigli su come gestire le emozioni e definire i propri limiti.

Sviluppare strategie per affrontare la situazione

Tenere un diario: scrivere un diario è un modo efficace per elaborare le emozioni e comprendere perché si agisce in un determinato modo.

Dedicarsi ad attività rilassanti: è possibile praticare attività come yoga, meditazione o anche camminare, poiché aiutano a ridurre lo stress e a rafforzare le risorse emotive.

Affermazioni positive: ricordare il proprio valore e i propri punti di forza può favorire il benessere; la responsabilità degli abusi commessi da un’altra persona non dipende da quanto bene si riesce a regolare le proprie reazioni [3].

Concentrarsi sulla cura di sé

Dare priorità al proprio benessere: curare l’alimentazione, fare attività fisica e riposare a sufficienza per favorire il benessere fisico e mentale. Una buona forma fisica mette in condizioni migliori per affrontare lo stress.

Praticare la compassione verso se stessi: prendersi cura di sé, soprattutto se si reagisce. Riconoscere di non essere un robot e che l’abuso reattivo deriva dall’aver subito abusi per molto tempo. Lasciare andare il passato è utile, senza attribuirsi colpe per ciò che non si può cambiare.

Prepararsi alle interazioni future

Simulazione di situazioni: imparare a rispondere a possibili provocazioni in modo non aggressivo. Può essere utile anche simulare diversi scenari per sentirsi più preparati.

Preparare le risposte: preparare un elenco di risposte positive e ferme da utilizzare quando si sente che l’altra persona sta cercando di suscitare rabbia. Sapere che cosa si dirà, quando e come lo si dirà offre sempre un senso di rassicurazione.

Valutare la possibilità di interrompere la relazione

Valutare la relazione: se il ciclo di provocazioni e abuso reattivo continua, vale la pena chiedersi se proseguire la relazione.

Pianificare un allontanamento sicuro: lasciare la relazione è una decisione personale e in alcune situazioni può aumentare il pericolo. Un supporto specialistico riservato può aiutare a pianificare la sicurezza, sia che si rimanga, ci si prepari ad andare via o si sia già lasciata la relazione.

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