Peter A. Levine ha sviluppato il Somatic Experiencing, un approccio che si concentra sull’esperienza corporea nel lavoro sullo stress traumatico. Per comprenderlo occorre distinguere la spiegazione del trauma che propone dagli studi che valutano se il trattamento migliori gli esiti clinici.
Chi è Peter Levine?
La sua biografia ufficiale descrive la sua formazione dottorale in biofisica e psicologia e lo identifica come l’ideatore del Somatic Experiencing. Tra i suoi libri figurano Waking the Tiger, In an Unspoken Voice e Trauma and Memory. Questi testi illustrano le sue idee, ma non garantiscono che il singolo lettore trarrà beneficio dal metodo.
Che cosa propone il Somatic Experiencing?
La descrizione dell’Ergos Institute presenta il Somatic Experiencing come un approccio allo stress e al trauma orientato al corpo. Si basa su un modello secondo cui la persona può rimanere bloccata nelle risposte di attacco, fuga o immobilizzazione. Le espressioni relative al rilascio dello shock traumatico appartengono a questo modello esplicativo; non vanno considerate una prova che il trauma sia una quantità misurabile di energia immagazzinata nel corpo.
La questione clinica è se un intervento specifico aiuti determinate persone rispetto a un’alternativa appropriata. Anche uno studio che riporti risultati positivi sul trattamento non convalida, di per sé, tutti i meccanismi proposti.
Che cosa è emerso dagli studi clinici?
Uno studio randomizzato del 2017 condotto da Brom e colleghi ha coinvolto 63 persone con disturbo da stress post-traumatico (PTSD). Ha confrontato 15 sedute settimanali di Somatic Experiencing con una lista d’attesa, riscontrando miglioramenti nei sintomi del PTSD e della depressione. Il confronto era con l’attesa, anziché con un’altra psicoterapia attiva, e gli autori hanno sottolineato la necessità di ulteriori ricerche.
Uno studio del 2020 condotto da Andersen e colleghi ha esaminato 114 persone con lombalgia e sintomi da stress post-traumatico. L’aggiunta del Somatic Experiencing alla fisioterapia non ha prodotto benefici aggiuntivi statisticamente significativi negli esiti misurati. La popolazione e il confronto erano diversi, pertanto questo studio non va considerato una replica diretta del precedente.
Questi risultati non giustificano una promessa universale di guarigione. Illustrano inoltre perché, nell’interpretare un’affermazione relativa a una terapia, siano importanti la diagnosi, il trattamento di confronto e l’esito misurato.
Come si colloca nella cura del PTSD?
Il National Center for PTSD degli Stati Uniti indica l’esposizione prolungata, la terapia di elaborazione cognitiva e l’EMDR come le psicoterapie focalizzate sul trauma raccomandate con maggiore forza nelle linee guida VA/DoD del 2023. Una discussione sui metodi centrati sul corpo dovrebbe includere le opzioni consolidate pertinenti alla condizione della persona.
Domande da porre al professionista
- Quali qualifiche professionali e iscrizioni professionali attestano la sua competenza nel trattare questo problema?
- Quali evidenze sostengono questo intervento per i miei sintomi e quali alternative sono disponibili?
- Come misureremo i progressi e come interverremo se i sintomi peggiorano?
- Come si integrerà questo lavoro con le cure mediche o psicologiche che sto già seguendo?
Dovrebbe ricevere spiegazioni chiare e poter discutere di eventuali disagi, del consenso e dei ritmi del percorso. Le preferenze personali contano, ma le affermazioni sul trattamento devono comunque essere sostenute da evidenze.


