La dipendenza comporta cambiamenti nell’apprendimento, nella motivazione, nello stress e nell’autocontrollo, insieme a fattori psicologici e sociali. In ambito clinico, un disturbo da uso di sostanze viene valutato sulla base di un insieme di sintomi e conseguenze. Non è un difetto del carattere e non può essere spiegato da una singola sostanza chimica o da una successione inevitabile di fasi.
Perché si fa uso di alcol o di altre sostanze
Le persone possono fare uso di sostanze per molte ragioni, tra cui curiosità, socialità, piacere, gestione del disagio o sollievo dai sintomi. Alcuni problemi iniziano con l’uso di farmaci, anche se assumere un medicinale prescritto o sviluppare una dipendenza fisica non significa, di per sé, avere una dipendenza patologica. Le ragioni che portano a iniziare possono essere diverse dai fattori che in seguito mantengono l’uso.
Il rischio varia in base alla sostanza, alle modalità d’uso, alla storia familiare, allo sviluppo, alla salute mentale e all’ambiente. Traumi o avversità possono avere un ruolo, ma nessuno dei due costituisce una spiegazione universale. Contano anche relazioni protettive, stabilità nella vita quotidiana e accesso alle cure. Nessun singolo fattore permette di prevedere il futuro di una persona.
Dopamina, apprendimento e rinforzo
La dopamina aiuta il cervello ad apprendere quali esperienze meritano attenzione e ripetizione. Svolge un ruolo nella motivazione, nel movimento e nell’apprendimento; non è semplicemente la sostanza chimica della felicità. Le sostanze agiscono sulla trasmissione dei segnali cerebrali in modi diversi e l’esposizione ripetuta può rafforzare le associazioni tra l’uso di sostanze e determinate persone, luoghi o sensazioni.
Questi stimoli appresi possono successivamente innescare un desiderio intenso di assumere la sostanza. Anche altri sistemi coinvolti nello stress, nella pianificazione e nei processi decisionali possono contribuire al proseguimento dell’uso nonostante i danni. Descrivere il cervello come danneggiato in modo permanente o affermare che il piacere quotidiano diventi impossibile significa semplificare eccessivamente le evidenze. La guida del NIDA su sostanze, cervello e comportamento illustra questi processi e le loro interazioni.
Tolleranza, dipendenza fisica e dipendenza patologica
- La tolleranza indica che la risposta a una sostanza cambia con l’esposizione ripetuta, rendendo talvolta necessaria una quantità maggiore per ottenere un effetto simile. Non è inevitabile per ogni sostanza o effetto.
- La dipendenza fisica indica che l’organismo si è adattato e che possono comparire sintomi di astinenza quando l’uso viene ridotto o interrotto. Può svilupparsi anche durante un trattamento prescritto e appropriato.
- Un disturbo da uso di sostanze comporta un quadro clinicamente significativo, che può includere una compromissione del controllo, il proseguimento dell’uso nonostante i danni e ripercussioni sulla vita quotidiana. La sola tolleranza o la sola astinenza non sono sufficienti a determinare la diagnosi.
Possono verificarsi danni anche in assenza di dipendenza patologica, tra cui sovradosaggio, lesioni o interazioni pericolose. Non è necessario attraversare, in un ordine prestabilito, le fasi della sperimentazione, dell’uso in contesti sociali e della dipendenza prima di ricevere aiuto. Una prima esposizione può causare un’intossicazione, anche se la dipendenza patologica viene valutata sulla base di un quadro che si manifesta nel tempo.
Riconoscere quando richiedere una valutazione
È opportuno considerare la possibilità di chiedere aiuto se i tentativi di ridurre l’uso falliscono ripetutamente, se il desiderio intenso di assumere la sostanza domina la giornata, se l’uso interferisce con il lavoro o le relazioni, oppure se prosegue nonostante problemi di salute. Anche assumere quantità di farmaco superiori a quelle prescritte o utilizzare un medicinale prescritto a un’altra persona merita un confronto con un professionista. Questi segnali sono motivi per richiedere una valutazione, non una lista di criteri per l’autodiagnosi.
Un professionista sanitario può valutare la sostanza, i farmaci, i sintomi di astinenza, la salute fisica, l’umore e la sicurezza, insieme agli obiettivi della persona. Le persone possono riconoscere autonomamente ciò che le preoccupa, oppure può essere qualcuno a loro vicino ad affrontare l’argomento. La vergogna, gli atteggiamenti conflittuali e l’attesa di una crisi possono rendere più difficile l’accesso all’aiuto.
Come il trattamento sostiene il recupero
Il percorso di cura può combinare trattamento psicologico, farmaci quando indicati, sostegno pratico e contatto con persone che condividono esperienze simili. Accanto alle cure per l’uso di sostanze, può essere necessario trattare eventuali problemi di salute mentale concomitanti. Il contesto assistenziale dovrebbe essere scelto in base alle esigenze individuali; il trattamento sul territorio, la riabilitazione residenziale e l’assistenza ospedaliera rispondono a finalità diverse.
La gestione dell’astinenza non è un primo passo universale né un trattamento completo. L’astinenza da alcol e benzodiazepine può essere pericolosa: in caso di possibile dipendenza è quindi necessario un parere medico prima di interrompere bruscamente l’assunzione. Farmaci come il metadone e la buprenorfina possono sostenere il trattamento del disturbo da uso di oppioidi senza richiedere che ogni persona completi prima una disintossicazione senza oppioidi.
Il recupero può comprendere miglioramenti nella salute, nelle relazioni e nel funzionamento quotidiano. La ripresa dell’uso è un motivo per rivalutare il sostegno e i rischi, non la prova che una persona non possa recuperare. Il sostegno spirituale o religioso è un’opzione per chi lo desidera; non è un requisito per ricevere cure efficaci.


