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Social media e disturbi alimentari: rischi, sostegno e recupero

Come i social media possono influire sull’immagine corporea e sulle difficoltà alimentari, come gestire i contenuti dannosi e quando cercare un sostegno professionale per i disturbi alimentari.

Revisionato clinicamente daDr. Sarah Boss, MD
Residenza in pietra con piscina, prato e palme

I social media possono offrire occasioni di relazione e sostegno, ma alcuni contenuti possono accentuare l’insoddisfazione per il proprio corpo o incoraggiare comportamenti dannosi legati all’alimentazione e all’attività fisica. Gli effetti variano da persona a persona e dipendono da ciò che si vede, dalle modalità di interazione e dalle circostanze individuali. Un disturbo alimentare ha diversi fattori che contribuiscono al suo sviluppo; il solo tempo trascorso davanti a uno schermo non ne determina la causa né consente di formulare una diagnosi.

Come i social media possono influire sull’immagine corporea

Contenuti incentrati sull’aspetto fisico, pubblicità per dimagrire, immagini ritoccate e confronti ripetuti possono creare pressioni a conformarsi a ideali corporei restrittivi. I sistemi di raccomandazione possono mostrare ripetutamente materiali simili dopo che una persona ha interagito con quei contenuti. Molestie o commenti sull’aspetto fisico possono aggravare il disagio. Il documento di raccomandazioni del Surgeon General degli Stati Uniti descrive sia i potenziali benefici sia i rischi per i giovani, riconoscendo al contempo le lacune nelle evidenze disponibili.

Le ricerche che collegano l’uso dei social media a difficoltà legate all’alimentazione non implicano che ogni utente sviluppi un disturbo alimentare. Le persone che hanno già difficoltà con il cibo o l’immagine corporea possono anche cercare contenuti specifici. La direzione di un’associazione può essere difficile da stabilire. È importante evitare di attribuire a una persona, a una famiglia o a una singola piattaforma la colpa di una malattia complessa.

Contenuti che possono rendere più difficile il recupero

  • Post che esaltano la restrizione alimentare grave, le condotte di eliminazione o l’attività fisica nonostante malattie o infortuni.
  • Confronti tra prima e dopo, controlli ripetuti del corpo in chiave competitiva o regole alimentari rigide.
  • Consigli di ignorare le cure cliniche o di usare prodotti dimagranti non verificati.
  • Molestie, giudizi basati sull’aspetto fisico o gruppi che incoraggiano a tenere nascosti i sintomi.

Persone diverse possono trovare difficili da gestire contenuti diversi. Anche i contenuti presentati come dedicati all’attività fisica, al benessere, al recupero o all’accettazione del corpo possono non essere utili per una determinata persona. È opportuno discutere gli stimoli che provocano ripetutamente disagio con il professionista curante; non occorre dimostrare che un post sia dannoso per tutti prima di scegliere di silenziarlo.

Modi pratici per proteggere il proprio spazio online

  • Silenziare, smettere di seguire, bloccare o segnalare gli account che promuovono comportamenti pericolosi o molestie.
  • Rivedere le impostazioni della privacy e le opzioni disponibili per gestire i contenuti consigliati.
  • Osservare come ci si sente prima e dopo aver usato un’app e valutare pause o limiti che favoriscano il sonno, i pasti e le attività quotidiane.
  • Coltivare interessi diversi e relazioni di sostegno che vadano oltre l’aspetto fisico o il cibo.
  • Chiedersi chi abbia formulato un’affermazione, quali evidenze la sostengano e se chi la propone tragga profitto da un prodotto o da un programma.
  • Parlare con una persona di fiducia se l’attività online accresce il disagio o rende più difficile seguire un piano di cura.

Non è necessario affrontare chi crea i contenuti, impegnarsi pubblicamente nella sensibilizzazione o sentirsi sempre bene con il proprio corpo. Un ambiente online più tranquillo e meno incentrato sull’aspetto fisico può essere più utile. I genitori e chi si prende cura dei giovani possono parlare dei contenuti senza suscitare vergogna, ascoltare la loro esperienza e concordare insieme un sostegno adeguato.

Quando è necessario un aiuto professionale

È opportuno richiedere una valutazione in presenza di restrizione alimentare persistente, abbuffate, condotte di eliminazione, esercizio fisico compulsivo, paura legata al cibo o al peso, oppure di un cambiamento marcato nell’alimentazione e nel funzionamento quotidiano. I disturbi alimentari possono manifestarsi in persone di qualsiasi corporatura. L’aspetto fisico, un questionario o il tempo trascorso online non consentono di escluderli in modo affidabile.

Il percorso di cura può comprendere monitoraggio medico, trattamento psicologico e sostegno nutrizionale da parte di professionisti con qualifiche adeguate. L’approccio dipende dal disturbo, dall’età e dai rischi individuali. L’assistenza territoriale è appropriata per molte persone, mentre un rischio medico o psichiatrico grave può richiedere cure ospedaliere. Le indicazioni sull’attività fisica devono tenere conto della salute fisica. Nessun erogatore di cure può garantire un recupero senza ricadute.

Svenimenti, dolore toracico, confusione, grave debolezza o disidratazione, vomito con sangue o un rischio immediato di autolesionismo richiedono una valutazione medica urgente. Se una persona è in pericolo immediato, contattare i servizi di emergenza locali.

Domande

Domande frequenti

I social media possono anche essere utili?

Sì. Le comunità che offrono sostegno possono ridurre l’isolamento e rendere più facile trovare informazioni o aiuto. I benefici dipendono dai contenuti e dalla persona. Il sostegno tra pari e le testimonianze di recupero possono affiancare le cure, ma non sostituiscono una valutazione clinica individuale.

Smettere di usare i social media può far regredire un disturbo alimentare?

Ridurre l’esposizione a contenuti che provocano disagio può essere d’aiuto, ma non costituisce un trattamento completo. Il recupero fisico e quello psicologico variano. La ricerca ha osservato un miglioramento delle alterazioni strutturali cerebrali durante il recupero nutrizionale nell’anoressia nervosa; non è corretto descrivere tutte queste alterazioni come definitivamente irreversibili. Anche la salute ossea può richiedere valutazioni a lungo termine e una ridotta densità ossea può persistere. Un clinico può valutare le complicanze e definire un programma di controlli realistico, senza promettere che ogni conseguenza si risolverà.

Evidenze editoriali

Evidenze e fonti

Linee guida cliniche, ricerca sottoposta a revisione paritaria e fonti di sanità pubblica selezionate usate in questo articolo.

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Cosa comprende
01

Contesto clinico

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02

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