Se sta cercando informazioni su come gestire il rapporto con una persona psicopatica, forse sta cercando di comprendere comportamenti che spaventano, controllano o confondono. Non è necessario accertare una diagnosi prima di chiedere sostegno o proteggersi. Parta da ciò che sta accadendo e da quanto si sente al sicuro.
Perché un’etichetta non equivale a una valutazione
Il concetto di psicopatia è utilizzato nella ricerca e nella valutazione forense, mentre nell’uso quotidiano il termine è spesso impreciso. Il fascino, la sicurezza di sé, la riservatezza emotiva o un singolo atto di disonestà non consentono di identificare una persona come psicopatica. Il termine non dovrebbe essere usato come sinonimo di persona violenta, né implica che chiunque abbia un disturbo di personalità sia pericoloso.
Una valutazione professionale considera la storia e il funzionamento della persona nel loro contesto. Le linee guida NICE sul disturbo antisociale di personalità distinguono inoltre la valutazione delle difficoltà di personalità da quella dei rischi attuali e delle condizioni concomitanti.
Descrivere i comportamenti per i quali si ha bisogno di aiuto
Alcuni esempi possono essere minacce ripetute, pressioni in materia di denaro, controllo degli spostamenti, contatti indesiderati, umiliazioni o una persistente mancanza di rispetto per le sue scelte. Annoti episodi specifici, se può farlo in sicurezza. Un resoconto degli eventi è più utile a un operatore di supporto, a un professionista sanitario o a un consulente rispetto a una diagnosi formulata autonomamente.
La responsabilità dei comportamenti abusivi è di chi li mette in atto. Provare un legame affettivo, sentirsi nell’incertezza o non riuscire ad allontanarsi subito non significa essere responsabili delle azioni dell’altra persona.
Stabilire limiti quando è sicuro farlo
In una relazione in cui non si temono ritorsioni, esprima un limite in termini chiari: per esempio, che interromperà la conversazione se l’altra persona inizia a urlare, oppure che non condividerà una password. Scelga una risposta che possa realisticamente mettere in pratica. È improbabile che ripetere le spiegazioni risolva una situazione in cui l’altra persona si rifiuta deliberatamente di rispettare le sue scelte.
Sul lavoro, utilizzi i canali di segnalazione e sostegno a sua disposizione. Se deve mantenere i contatti per via dei figli, del lavoro o di un procedimento legale, chieda una consulenza adeguata alla situazione. L’indicazione indiscriminata di bloccare ogni forma di contatto può essere impraticabile o poco sicura.
Se teme la reazione dell’altra persona
Si rivolga a un servizio specializzato in violenza domestica per definire un piano di sicurezza personale. Consideri modalità di comunicazione sicure, persone fidate su cui contare, documenti essenziali, figli o persone a carico ed eventuali forme di monitoraggio dei suoi dispositivi. Il servizio National Domestic Violence Hotline spiega perché prepararsi ad allontanarsi può richiedere pianificazione e sostegno. Utilizzi un dispositivo più sicuro se ritiene che la sua attività online venga monitorata.
Non annunci un confronto o l’intenzione di andarsene solo perché lo raccomanda un articolo su internet. Se c’è un pericolo immediato, contatti i servizi di emergenza locali o raggiunga un luogo più sicuro, se può farlo. Le indicazioni dovrebbero essere adeguate alle circostanze e ai rischi che individua.
Prendere sul serio le minacce di suicidio
Una minaccia di suicidio richiede una risposta urgente e appropriata, anche quando si verifica durante un conflitto o una separazione. In caso di rischio immediato, contatti i servizi di emergenza locali o i servizi di intervento in situazioni di crisi. Può cercare aiuto per l’altra persona tutelando al contempo la propria sicurezza. Non è tenuto a gestire una crisi senza aiuto né a rimanere in una relazione come condizione per evitare che l’altra persona si faccia del male.
Sostegno per il proprio benessere
Una persona fidata o un terapeuta qualificato può aiutarla a descrivere ciò che è accaduto, a elaborarne gli effetti su di sé e a considerare le scelte a sua disposizione. L’obiettivo è sostenere la sua sicurezza e il suo recupero, non attribuirle la responsabilità di cambiare qualcun altro. Non è necessaria una diagnosi dell’altra persona perché la sua sofferenza meriti attenzione.
Rettifica editoriale: questo articolo sostituisce i precedenti stereotipi, la lista di criteri per un’identificazione non professionale e le indicazioni uguali per tutti.


